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Inserito da Enzo Coffani il Sab, 2006-12-02 16:48

Pare che il Polonio sia presente nel fumo di sigaretta. A benefizio di tutti i fumatori che leggeranno questo dirò che io fumavo fino a tre anni fa più tre che due pacchetti di sigarette al giorno. Al punto che la mattina mi sembrava di soffocare se non prendevo una bella pastiglia di multivitaminico effervescente, o limite Polase o Supradyn e un doppio caffè senza zucchero. La mia dipendenza era tale che fumavo anche con l'influenza, che su di me si è sempre esplicitata in una persistente bronchite asmatica. Le sigarette che ho amato: Milde Sorte, John Player Special, Dunhill e marlboro pacchetto rigido. Un pacchetto di pallmall senza filtro nel secretaire, da fumare solo quando giocavo a carte. Una ragazza, maestra di Yoga, tre sigarette al giorno, ma inderogabili. Un mio amico: niente del lunedì al venerdì, cinque pacchetti dal sabato aperitivo fino alla domenica sera. Io, cominciato sui ventanni, iscrivendomi all'università. per due mesi, una sigaretta al giorno, la sera, da solo, mentre scrivevo. Poi, due, ma solo il martedì, perchè c'era il seminario. Poi 4 tutti i giorni, poi otto, che non è neanche mezzo pacchetto. L'estate, due pacchetti che, comunque, non sono tre. La mia deliziosa fanciulla  di tre anni fa, schiumando rabbia per dover baciare una cloaca, stillando fiele per dover stare in un abitacolo brunito dal catrame, inviperita perchè, soprattutto, fumavo in camera da letto, disperata, perchè lo facevo anche a casa sua, ebbene, LEI mi consiglio un centro antifumo ed IO vi andai, ma non per smettere di fumare ma acchè lei non continuasse a rendere cattivo servigio all'asma isterica di cui soffrivo. Giunsi nel posto e mi fecero fare il patetico rituale di buttare, dopo averlo strapazzato, il pacchetto su un monte di pacchetti altri di ex fumatori. Una donna molto convincente, avrà fatto sicuramente quei corsi motivanti in cui si urla a squarciagola, mi dice che il loro metodo di elettroagopuntura ha una percentuale di successo del 96%. Io annuisco. E' un trattamento che dura venti minuti o giù di lì e consiste nel far passare corrente elettrica in determinati punti del padiglione auricolare, così da stimolare le risonanze volute col sistema nervoso centrale. Rincarando la dose, la signora sostiene che questo avrà funzione anche di prima depurazione dell'organismo, oltre che inibire l'uso della sigaretta. Io mi spazientisco e mi viene un sorrisetto tipico. Di più, la signora dice che il 90% delle persone ha bisogno di quest'unico trattamento, nondimeno, e per bloccare la fame nervosa succedanea, o per rincarare la dose, nel prezzo sono compresi altri due trattamenti. Il prezzo era, tre anni fa, 200 euro secchi e gnecchi. Pago, e ci mettiamo davanti ad un pc, mi fa reggere un catodo nella mano destra e con un matitone metallico comincia, venti secondi a punto, a mettere elettricità nel padiglione auricolare, causandomi un trascurabile fastidio. Per colmo di sventura, visto che in quel periodo le mie disavventure globali avevano risvegliato in me un fatalismo cosmico e comico anche, quasi divertito nella disperazione, noto di lato allo schermo che indica i punti da punzecchiare un paio d'altri schermi in cui s'alternano quietamente colori da ghiacciolo scadente. "E' la cromoterapia", mi dice la signora. Finito, ci rimettiamo alla scrivania per le ultime raccomandazioni. Mi dice di sopportare per una settimana l'insorgere di flash di desiderio di fumare, in corrispondenza dei pasti, della durata di un minuto o meno. E, più interessante, mi informa del fatto che le sigarette di maggiore diffusione sono trattate con elementi chimici in grado di indurre una dipendenza di tipo squisitamente fisico anche per una decina di mesi. Tra questi, nomina il polonio e altre sostanze che non ho tenuto a mente. Per cui, se dopo quattro o cinque mesi che hai smesso di fumare, ti capita una voglia incoercibile, ecco, è ancora una dipendenza fisica, non correre dallo psichiatra. Io ero rimasto al fatto che la nicotina, responsabile della dipendenza fisca, inducesse la paurosa voglia di sigaretta nei tre quattro giorni seguenti e che poi, eliminata dall'organismo, ti consegnasse al multifattoriale regno della dipendenza psichica, terreno minato in cui i più saltano. Invece no, stando a questa signora, e all'organizzazione per cui lavorava, dipendenza strettamente biologica fino a dieci mesi. Voi direte, a questo punto, perchè hai voluto raccontarci le fanfaronate di questa signora? Perchè, uscito da quell'ufficio, tre anni fa, non ho più toccato una sigaretta, senza alcun impegno o sforzo di volontà da parte mia. Nota negativa: il giorno in cui smisi di fumare era l'otto febbrario: il ventotto febbraio pesavo dodici chili in più e tornai dalla signora per usufruire della possibilità di un secondo trattamento per calmierare la fame palliativa. Questo non ebbe alcun effetto sulla fame nervosa, cui doveva aggiungersi quella chimica. Con la fioritura del pesco pesavo venti chili in più. In estate frequentai un agopuntore vietnamita che mi aiutò a perdere tutto il sovrappeso.

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