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Inserito da freccianera il Gio, 2006-12-14 09:09

Una dignitosa casa di Erba, comune lombardo, incendiata. Dentro, quel che resta di quattro persone, tra cui un bambino, variamente pugnalate e poi finite col taglio della gola. L'11 dicembre, data ideale per le stragi islamiche, un marito tunisino che non si trova e che è recentemente uscito di galera per l'indulto. Mettete tutto ciò nelle rotative di uno qualunque dei giornali nostrani, fate girare ben bene per una quindicina di minuti, aggiungete un po' di colore, un'intervista con rappresentante locale della LegaNord, fate riposare qualche minuto e servite ben caldo in edicola: il MOSTRO.

Che strambo paese questo mostro: siamo capaci di logorarci per anni su un cavillo che faccia la differenza tra un corruttore di magistrati condannato per corruzione di magistrati, ed un corruttore di magistrati non condannato perché il reato è prescritto solo in forza di una modifica legislativa voluta proprio dal diretto interessato, impegnandoci nelle più ardite capriole concettuali per legittimare un associato esterno in mafia che, fino al terzo grado di giudizio non può dirsi colpevole ergo può ben ricoprire altissimi incarichi istituzionali. Siamo capaci di un garantismo ossessivo quando la posta in gioco è "alta", salvo poi però miseramente ritrovarci forcaioli e pronti al linciaggio, quando da perdere c'è solo la dignità ed i diritti fondamentali della persona umana...

Azouz Marzouk, così si chiama il mostro, è un tunisino di 25 anni, probabilmente un piccolo delinquentello uscito grazie all'indulto, ma ha famiglia, una moglie italiana che s'è data la missione di "curarlo", i due hanno un figlioletto di due anni, l'uomo è benvoluto dal vicinato non sembra vi siano dissidi familiari tali da giustificare un crimine sì efferato, ma dell'uomo non vi sono tracce e subito il tam tam annuncia il MOSTRO alla foresta.

 

"Massacro a Erba. Caccia a un marocchino Sterminata la famiglia di un imprenditore comasco. Tra le vittime un bimbo di 2 anni"

(12 dicembre, 2006) Corriere della Sera

 

"Strage in famiglia a Erba, in provincia di Como. I quattro sono stati sgozzati, la casa data alle fiamme"

Tre donne e un bimbo uccisi e bruciati

E' ricercato il tunisino Abdel Fami Marzouk, 25 anni, uscito pochi mesi fa dal carcere grazie all'indulto... Martedì 12 Dicembre 2006

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Il messaggero di Roma

 

 

Como, uccide quattro persone
e poi incendia la casa

L'uomo era uscito di galera qualche tempo grazie all'indulto

La Repubblica 11.12.2006

 

 

"Orrore nel Comasco: dopo una lite furibonda taglia la gola a tutti, incendia l’alloggio e fugge"

 

Uscito con l’indulto, fa strage

 

Tunisino uccide la moglie italiana, il figlio, la suocera e una vicina

LA STAMPA 12.12.2006

 


"Uccide compagna, figlio, due donne e brucia casa"

ANSA 11-DIC-06 23:18

ORRORE NEL COMASCO

Tunisino massacra la famiglia
e poi dà fuoco alla casa
Uccise tre donne e un bimbo

Quotidiano.net del 12.12.2006 (il resto del carlino, la nazione, il Giorno)

 

Poi succede un fatto strano, gli schemi saltano: il tunisino (non marocchino) è in Tunisia al momento dell'orrenda mattanza, è lui, raggiunto dall'eco mediatica a telefonare al padre della moglie uccisa, è lui a precipitarsi in Italia appena possibile per rispondere alle domande degli inquirenti, è lui a mostrarci la sua faccia da ragazzo coperta con occhialoni da lutto. E' proprio il mostro a sorprendere i 60milioni di benpensanti che avevano già archiviato nella loro casellina celebrale la strage di Erba come il "solito" fattaccio conseguenza di immigrazione e indulto, Azouz ci ha spiazzati tutti fioncandosi in Italia dritto nelle braccia dei suoi carnefici.

E' difficile che possa essere stato lui, magari saprà qualcosa, magari avrà un sospetto, magari è gentaccia cui doveva qualcosa di grosso, ma che uno possa andarsene in Tunisia per poi ordire con qualche killer (almeno due sembra dai primi accertamenti) lo sterminio della propria famiglia, compreso il figlio di due anni, questo sfugge ad ogni umana immaginazione, soprattutto se poi si considera che il tizio in questione se ne torna di corsa in Italia appena appresa la notizia, consegnandosi praticamente nelle mani di chi lo aveva già inchiodato alla croce.

No, la strage di Erba ci dice alcune cose sulle quali dovremmo riflettere:

1) C'è in giro a piede libero gente capace di reificare i peggiori incubi e ciò non è necessariamente legato all'indulto .

2) Il male è trasversale, e i buoni non sono necessariamente di pelle chiara.

3) La vita della gente è piena di paure e di luoghi comuni che ne influenzano le scelte.

4) I Giornali nazionali sono governati dagli umori ella folla e la correttezza dell'informazione è una chimera.

 

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Qui un giornalista (della

Qui un giornalista (della Gazzetta di Parma) racconta cos'è successo da lui.

Però comunque resta il dubbio: era proprio necessaria l'enfasi sulla nazionalità e sul rilascio per indulto? 

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No V, non credo alle

No V, non credo alle giustificazioni, il fenomeno è trasversale: nessuna testata ha tenuto il comportamento richiesto dal codice deontologico in casi del genere, rpeto, gli ingredienti erano troppo succulenti: straniero, islamico, indulto, 11, strage

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Ad onor del vero c'è da

Ad onor del vero c'è da dire che gli inquirenti hanno dato il via al tritacarne. Non avevano ancora neanche sentito i famigliari delle vittime (il padre della disgraziata, in primis) e già annunciavano la cattura ormai imminente del colpevole, scaricando addosso ad una persona di cui non sapevano nulla (se non che era fuori per indulto), la responsabilità dell'eccidio. Che poi le redazioni dei media siano composte da mediocri scrittori di gossip o giornalisti prezzolati è purtroppo ormai un dato certo: svanito il mostro islamico, Libero ed Il Giornale si sono lanciati nell'altro sport nazionale, la caccia al magistrato infame, denunciando che gli inquirenti hanno macchiato la vita di un innocente...ma pensa te.

P.S. L'Unità non si è accodata al coro, evidenziando fin da subito le cautele necessarie in casi come questi. Che sia un giornale communista e parziale, è un altro discorso.

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