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Galleria ociana... con gli occhi della Gran Madre |
Inserito da freccianera il Mar, 2006-12-19 17:20
pacs
Quando si parla di PACS, bisogna pensare che non trattasi di strumento destinato esclusivamente agli omosessuali, ma purtroppo, nel nostro paese, per ragioni che qui è meglio non affrontare, gli omosessuali sono ancora considerati come un monstrum sociale, una piaga da nascondere, gente che scientemente sceglie di non esercitare una sessualità “normale” e si incaponisce a scopare con gente dello stesso sesso. Qualcuno, li considera addirittura malati affetti da un misterioso morbo, altri ancora bollano il rapporto omo come NON naturale. Un paese, già sede legale della cristianità, in cui simili teste ricoprono incarichi di governo, non può che guardare in cagnesco qualunque iniziativa che possa costituire un’occasione di affermazione sociale degli omosessuali. Ragion per cui la sola possibilità che l'unione civile possa trasformarsi nella via attraverso la quale giungere al cosiddetto matrimonio gay, fa sorgere un asprissimo dibattito: si affanna addirittura il Sommo Pontefice a stabilire come e da chi dev'esser composta una famiglia, e poi, a ruota, i liberissimi pensatori che stipendiamo in Parlamento, ognuno dice la sua, ma tutti, dico tutti, si guardano bene dal mostrarsi troppo in contrapposizione col capo dello Stato... pontificio.
Sul tema dunque, le posizioni sono trasversali e potrebbe persino cadere il governo, si dice.
Ciò su di una questione tutto sommato di basso profilo, a riprova che l'attuale contrapposizione di schieramenti si fonda su interessi di carattere difensivo, sulla negazione dell'altro piuttosto che su di un'effettiva comunanza programmatica e d'intenti.
Casca il Governo per i PACS, roba da matti.
A pensarci bene si tratta di una cosa poi non così centrale per il nostro futuro, una riforma normativa, tutto sommato marginale, che vorrebbe soltanto introdurre strumenti amministrativi per regolamentare un fenomeno che esiste, che non è contrario alla legge, e che ha indubbie e positive implicazioni sociali. Badate bene, mi riferisco al fenomeno delle unioni civili tout court e non necessariamente e soltanto alle unioni omosessuali.
Il matrimonio tradizionale è in crisi e non certo perché esistono i gay, pochi si sposano e chi lo fa una volta su tre si separa nei primi due anni. Molti scelgono la convivenza more uxorio, molti altri convivono per impossibilità di vivere da soli, per difficoltà economiche, per debolezze psichiche, perché germani anziani e soli, altri ancora perché froci o lesbiche, sono tutte situazioni queste differenti le une dalle altre e tutte degne di egual tutela.
Il mondo delle convivenze è multiforme e variegato dunque, ma è certamente una componente non irrilevante del nostro tessuto sociale, e svolge un non secondario ruolo nella mutualità e nella reciproca assistenza: che lo si voglia o no, si deve prendere atto che le coppie di fatto sono uno dei pilastri su cui poggia la coesione sociale, sono una formazione sociale in cui taluno realizza sé stesso.
Va da sé dunque, che non è possibile liquidare con uno stizzito NO, la legittima richiesta di ascolto da parte di cittadini che chiedono soltanto l'affermazione di diritti e l'eliminazione di disparità sociali, tanto odiose quanto incivili, tantopiù in un paese che si fonda sullo Stato di Diritto, stracolmo di gente che fa politica riempiendosi la pancia di libertà, in un Paese fondato su di una Costituzione che offre la massima tutela alle libertà individuali ed ai diritti inviolabili dell’uomo, in ogni formazione sociale ove questi si esprimano (art.2).
Ma, a ben guardare, le contrapposizioni politiche di cui si è detto sono spesso figlie del pregiudizio e dell'ignoranza. Con tutto il rispetto per chi abbia un pensiero diverso, ma spiace scoprire come dietro ai difensori di questa o di quella posizione, si nasconda a volte una grossolana conoscenza delle questioni familiari, quando non addirittura una vera e propria ignoranza su argomenti che un dirigente dovrebbe, almeno a grandi linee, aver ben chiari.
Penso questo a seguito della stupefatta visione di una rubrichetta tenuta giorni fa su di una rete mediaset da quel simpaticone del direttore de “il Giornale”, Belpietro, che evidentemente non ha problemi cogli editori, come gran parte dei suoi colleghi attualmente.
Insomma, m’imbatto nel sorriso traparente di Belpietro, che ospita in studio una distinta coppia lesbica ed ha in collegamento sullo schermone una senatrice di “forza italia”, tale Pollastrini, credo. Il tema dunque è quello dei Pacs, ma Belpietro offre una pessima prova in merito: confonde il testamento colla successione, e non è un lapsus perché è chiaro da quello che dice che per lui testamento e successione sono la stessa cosa (sembra convinto che un gay non possa ereditare per testamento!?!?), infine s’incarta sul matrimonio, finendo per contestare alle ospiti in sala che chi opera una scelta deresponsabilizzante come la convivenza non può pretendere gli stessi diritti di chi si lega con il matrimonio, senza rendersi conto che le ospiti in sala sono una coppia omo e che pertanto, vista l’impossibilità di poter stipulare un patto di convivenza, non possono far altro che convivere senza assumersi responsabilità di tenore pubblicistico, così come sembra ignorare che una coppia di sorelle o di lontani parenti che per i casi della vita si dovesse ritrovare a convivere, certo non potrebbe “sposarsi”, né in Chiesa, né dinanzi ad altra autorità
Forse sui pacs quindi, sarebbe opportuno tentare di fare un po’ di chiarezza e mettersi d’accordo almeno sui termini.
Il patto civile di solidarietà è una forma di contratto atipico di diritto familiare, che intercorre tra due soggetti conviventi, i quali, attraverso la pubblicità della loro unione civile, possono assicurarsi una serie di diritti e di facoltà tipicamente connessi al rapporto di coniugio ed altrimenti negati alle parti se considerate come single: in pratica Tizio e Caio convivono e costituiscono di fatto un nucleo parafamiliare che origina dinamiche interrelazionali tipiche del consorzio coniugale, allora che fanno, lo dicono formalmente e solennemente alla Società: “conviviamo”, impegnandosi in un patto di mutua e reciproca assistenza, il quale, grazie alle forme della pubblicità notizia cui è soggetto, tutela Tizio e Caio come se i due fossero marito e moglie.
Ciò, è chiaro, è possibile ove l’ordinamento giuridico lo consenta.
In Europa e nel mondo, gli ordinamenti delle democrazia più avanzate contengono queste possibilità e consentono alle coppie di fatto di regolamentare la propria convivenza e regolarizzarla di fronte alla legge, determinando con ciò una parificazione di diritti tra conviventi legati da vincolo coniugale matrimoniale e quelli legati in forza delle cosiddette unioni civili. In Italia, come detto, forse casca il Governo solo a parlane.
A sentire i Belpietro e i Pollastrini di cui sopra però, uno una spiegazione di ciò se la dà: il testamento è una cosa, la successione è un’altra, due cugini non possono sposarsi, né due gay almeno per ora.
In verità quel che appare è una classe politica confusa e poco preparata, e sembra proprio che il problema sia tutto là: i gay, questi viziosi fuori dalla grazia di Dio: zozzoni! Vergognatevi a fare le cose sporche avendo a disposizione uguali strumenti.
Nessuna “famiglia” viene messa in discussione dai pacs, perché il Matrimonio non viene toccato, e le coppie gay esistono comunque, matrimonio o non matrimonio, Pollastrini o non Pollastrini. O qui si ha il coraggio di affermare che debbano essere represse le unioni omosessuali, oppure non si può non prendere atto che esistono e che, come tutti i fenomeni umani, come la famiglia appunto, vanno regolamentati, dallo Stato, per il bene della ordinata convivenza e per la certezza del diritto. La Chiesa pensi al suo gregge, che lo Stato è perfettamente in grado di organizzarsi senza che debba ogni volta subire indebite ed esogene supplenze politiche. E’ tutto lì il problema: l’intolleranza verso i diversi, i culattoni, come definiti con la solita signorilità da gente che ha la faccia tosta ad insistere di volerci governare ad ogni costo.
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purtroppo ho potuto
Inserito da piuma il Mar, 2006-12-19 18:47purtroppo ho potuto apprezzare anch'io belpietro in quell'occasione! lo stupore mi ha salvato dall'ulcera. (a parte questo,totale accordo con quello che scrivi)