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Inserito da Slowhand il Mer, 2007-01-31 16:38
pacs
Ogni promessa è debito, si diceva una volta tra gentiluomini. E così, anche se il tempo è poco e la voglia forse pure meno (e, in ogni caso, non è detto che io sia un gentiluomo, ammesso -e non concesso- che lo siate voi) sottopongo alla vostra critica alcune riflessioni sulla questione dei PACS. La prima riflessione occorrerà farla proprio sulla “Emergenza Sociale” cui i PACS darebbero risposta. A sentire Grillini e tanti altri sembra che l’Italia rigurgiti di coppie di serie B -ma che dico B, C... Interregionale, Promozione… Amatori, ecco, coppie di Amatori! No, questa è meglio di no...- trabocchi individui, persone, cittadini dai diritti denegati; e una società civile, che volesse davvero essere oltre che proclamarsi tale, avrebbe il preciso dovere di porre rimedio a questa incresciosa situazione. Certo, uno potrebbe accettare per buone queste dichiarazioni, e convincersi che sì, in effetti, c’è bisogno di un intervento per venire incontro alle esigenze di tutta questa gente, che si vede negati dei diritti elementari. Per convenire che questa sia invece (montalbanamente) una sullenne minchiata basterebbe guardarsi intorno e contare, fra i propri amici, i potenziali pacsatori; chi invece volesse essere più rigoroso potrebbe andare a prendere i risultati di un’indagine ISTAT, effettuata nel non troppo lontano 2003; scoprirebbe, così, che le “coppie di fatto” sono, nel nostro Paese, circa 564.000. Tante? Poche? Confrontando una analoga indagine effettuata nei primi anni ’90, il numero è in costante crescita (allora, a 20 anni dall’introduzione del divorzio, erano poco più di 200.000). Il secondo dato certo, però, è che in almeno la metà di queste coppie almeno uno dei due conviventi è legato dagli obblighi giuridici di un precedente legame matrimoniale; il che, come è ovvio e logico (tanto è vero che la pre-condizione di “stato libero” è richiesta da TUTTE le proposte sui PACS giacenti in Parlamento), fa si che una eventuale introduzione dei PACS nell’ordinamento non potrebbe riguardarle, così che il numero delle coppie potenzialmente interessate ai PACS, a voler essere ottimisti, verrebbe a essere di circa 250.000. Ma non è mica finita qui: esistono anche le coppie che sono semplicemente in una fase pre-matrimoniale, che potrebbero sì essere interessate ai PACS, ma che in breve tempo passerebbero comunque al matrimonio, e riterrebbero irrilevante (quanto meno, temporanea) l’adesione. Ci sono poi quelli che non hanno interesse al matrimonio, e non ce l’avrebbero neanche ai PACS: i duri e puri del “libero sentimento”, quelli che “a noi un pezzo di carta non ci serve”. Poi quelli che “non so, vediamo…”. Insomma, quantificare il numero delle coppie davvero interessate ai PACS non è semplicissimo; potremmo, però, ricorrere ai dati dei Paesi europei nei quali i PACS sono già stati introdotti. Anche questo metodo non garantisce affatto l’esattezza della previsione (basti pensare che praticamente ogni Paese ha introdotto una sua legislazione particolare, così che il fenomeno-PACS –inteso come entità sociale e legislativa- è difficilmente riducibile a qualcosa di “unico”); tuttavia, è sempre meglio che niente. Op-là, siamo nel 2000, una ricerchina sull’Internétte mi dovrebbe fornire qualche dato; vediamo. Il sito dell’Istituto Statistitico tedesco non è raggiungibile (ahi ahi, effetti di Grosse Koalition?); su quelli dei Paesi nordici non si trovano dati relativi ai PACS, e idem per l’Istituto olandese (che li considera in uno coi matrimoni) e quello Spagnolo (quest’ultimo, però, ha l’ottima scusante che il tempo trascorso dalla legislazione è troppo breve per consentire una raccolta di dati attendibili). L’Istituto belga riporta il numero delle unioni omosessuali (1.708 nel 2003, 2.207 nel 2004) suddiviso per sesso e per territorio, ma il dato –preso a sé- ci dice poco. Gli Inglesi sembrano ben intenzionati, ma in Gran Bretagna i PACS sono di introduzione recente, così che l’unico dato ufficiale in merito è che nel primo anno dalla loro entrata in vigore i PACS in Gran Bretagna sono stati 15.672. Questo è tutto quanto, a livello di statistiche ufficiali sui PACS in Europa, si riesce a ottenere dal web. Non è tantissimo, ma forse è sufficiente ai nostri scopi. Secondo i dati francesi, su una popolazione di 59.200.000 abitanti, i “Pacsati” sono circa 235.000, cioè lo 0,40%. Guardando poi al dato –non ufficiale- secondo cui le coppie conviventi, in Francia, sarebbero circa 1.000.000 (il doppio di quelle italiane, o giù di lì), viene fuori che a profittare dell’opportunità offerta dai PACS è stato il 12% di tutti i potenziali interessati. In Gran Bretagna, (pur con tutte le cautele del caso) i dati sono più o meno simili: su una popolazione di 59.000.000 di abitanti, la percentuale dei Pacsati è dello 0,05%; su un numero di convivenze –stimato- superiore al milione, viene fuori che ha fatto ricorso ai PACS l’1,6% degli interessati. Questi dati sono sostanzialmente omologhi a quelli del primo anno utile dell’esperienza francese (2000), che vide stipulare 22.108 PACS (0,07% della popolazione, 2,21% degli interessati). Che succede, riportando questi dati alla situazione italiana? La popolazione è più o meno omologa a quella francese, 59.000.000 di abitanti; ma, abbiamo visto, il numero delle coppie conviventi è inferiore, più o meno della metà, a quanto rilevato oltralpe; si può però ipotizzare che, proprio per la minore disponibilità degli italiani alla convivenza, chi la mette in atto sia in linea di principio più favorevole a Pacsarsi (perdonate questi orridi neologismi sparsi, ma così ci si comprende prima e meglio). Con riferimento alla popolazione, i risultati sono presto tratti: gli italiani interessati ai PACS sarebbero circa 230.000. Se, invece, si parte dal numero delle convivenze, sulla base del dato francese il numero potrebbe essere stimato in circa 8.000 coppie, ma abbiamo visto che questa stima andrebbe corretta; cosicché, applicando un empirico criterio dell’opposto (metà numero = doppio interesse), si può arrivare a un numero di circa 16.000 coppie (che è –per quanto posso capirne io- una stima abbastanza vicina alla realtà, e che sarebbe confermata anche dal grottesco insuccesso dei “registri” aperti in vari comuni e province italiane, mascherato con la scusa che "nessuno ci andava perché non servivano a niente". Beh, posto che comunque li ho pagati io e solo questo basterebbe a farmi girare i gemellini, forse non servivano a niente proprio perché non c'era nessuno cui potesse fregare qualcosa, tranne quattro esagitati sempre pronti a insegnare agli altri cosa è giusto dire, fare, baciare). Tuttavia, incrociando perché si “temperino” a loro volta (ricordiamo che stiamo facendo una stima approssimativa) il dato (sicuramente in eccesso) ricavato dalla stima sulla popolazione e quello (in difetto –forse J ) ricavato dalla stima sulle convivenze, viene fuori un risultato pari a circa 60.000 coppie (evidentemente ancora eccessivo, ma ai nostri fini possiamo prenderlo per buono). E veniamo allora alla conclusione di questo piccolo proemio (che vorrebbe, tempo permettendo, introdurre a una riflessione "vera" più ampia e centrata): anche procedendo, per pura demagogia, a un raddoppio ulteriore del numero degli italiani depacsati per i quali sussisterebbe la “emergenza sociale” dei “diritti negati”, così a occhio, mi pare che gli sfrattati, i disoccupati, i poveri, gli infortunati sul lavoro, gli immigrati clandestini, le prostitute sfruttate, i lavoratori in nero, siano un po’ di più. Parecchi di più, e non nel totale, ma per singola categoria. Forse sono un po’ di meno gli evasori fiscali; certo, quelli non hanno diritti negati, ma ne negano a tutti gli altri, e quindi come "Emergenza Sociale" sono forse anche peggio. E sono di più anche, ed è molto peggio, tutte le madri che ogni anno praticano una IVG, a meno che non si voglia ritenere che, anzichè nascere da una situazione di difficoltà sociale, una IVG sia magari l'esito di una scommessa persa ai dadi; o non si abbia l'opinione che una IVG sia un bene per il Paese, oltre che per la donna che la pratica. La questione, comunque, non finisce certo qui. Anche se non è emergenza sociale, laddove ci fossero dei diritti negati sarebbe in ogni caso compito della società garantirne il riconoscimento e il rispetto, anche se essi riguardassero uno solo dei cittadini; sui diritti c'è poco da scherzare, se c’è una legge da fare, si deve fare comunque. Ma ci sono davvero, 'sti diritti negati? C’è davvero, la necessità di fare una legge? E, se si, quale? Con quali contenuti? Di tutto questo, però, sarà il caso di parlare la prossima volta.
"Sposo" in toto. ComplimentiInserito da maria il Mer, 2007-01-31 20:08"Sposo" in toto. |
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slow, i pacs o forme
Inserito da freccianera il Mer, 2007-01-31 17:04slow, i pacs o forme analoghe di regolarizzazioni delle coppie more uxorio sono realtà ormai consolidata nelle più avanzate democrazie del globo. I popoli più progrediti culturalmente non hanno alcuna difficoltà inoltre a tollerare forme di aggregazione familiare alternative a quella rappresentata dalla famiglia fondata sul matrimonio.
Questa resistenza tutta italiota ad un progresso sociale, teso soltanto ad estendere diritti tra fasce sempre maggiori di soggetti, è del tutto incomprensibile, soprattutto perché a questo punto non sicomprende proprio di quale libertà parlino quelli che non fanno altro che riempirsi la bocca di questa prola.
purtroppo mostriamo la nostra soggezione alle gerarchie cattoliche, che per l'ennesima volta dimostrano di voler essere lo Stato. Anche questo governo, come il passato, non ha abbastanza palle per opporsi a questa insopportabile invadenza, fosse per me li farei parlare, li inviterei pur ai consigli dei ministri, ma se si è deciso di fare una cosa, non c'è porporato che tenga: uno Stato è uno Stato.