Ci sono due strambe missioni di pace in corso nel mondo.
Una è la missione di pace in Afganistan. In questa, dopo una prima fase di necessaria guerra, come dicono tutti, e dopo cinque anni di occupazione militare, si è passati finalmente ad una nuova fase. Il presidente della Pace infatti, il presidente minoritario Bush, ha informato il mondo che, in primavera, quando scioglieranno le nevi e i fiorellini ricominceranno a bucare il manto dei ghiacci, ecco che ti partirà l'offensiva.
L'offensiva di primavera è un chiaro segno di pace, infatti l'offensiva di primavera sono qualche migliaio di personcine, pacifiche e armate, che ti stanno dicendo, con qualche mesetto di anticipo, che molto pacatamente ti faranno il culo.
Viva la pace.
L'altra stramba missione di pace è quella in Iraq. In questo caso gli anni di missione sono uno di meno, ma i pacifisti impegnati in iraq stanno facendo di tutto per mettersi a pari con i loro omologhi afgani. Infatti anche in questo caso, dopo una prima inevitabile fase di guerra attiva, e dopo qualche trascurabile perdita di vite umane (sarò sincero, a seicentomila ho perso i conti), finalmente il presidente della pace di cui sopra, sta spingendo per passare ad una nuova fase: inviare altri ventimila armati per fare la pace, mandare cioè altre ventimila personcine impegnate nel sociale che ti faranno senza meno il culo.
Riviva la pace.
Una singolare coincidenza, vuole che entrambe queste missioni di pace, che sottolineo noi osanniamo da cristiani volenterosi e ubbidienti, siano in svolgimento in due paesi molto dotati dal punto di vista minerale: nel primo ci scorre, nel secondo ristagna, un paccazzo di petrolio. Allora mi viene un'idea un po' violenta, dopo cinque anni di pace me la potrò permettere un'idea un po' violenta. Vi faccio una proposta: perché non segnaliamo al presidente della pace, che visto che stiamo là solo per il bene dei cittadini di quei paesi e che nessuno ci paga per questo, potremmo, la butto lì, a titolo di contributo per la pace, prelevarci un po' di minerale dal sottosuolo e convogliarlo attraverso qualche oleodotto in modo da rifornircene per i nostri consumi?
Non vi pare una buona idea? Che diamine, almeno così qualcosa ci tornerà in tasca da tutta questa noiosissima pace. Potremmo chiamarla operazione "Oil for Peace", oppure "Pece per Pace".