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Galleria ociana... con gli occhi della Gran Madre |
Inserito da Slowhand il Mar, 2007-02-20 10:44
ActaDiurna | pacs
Non poteva cadere più a fagiolo l’anniversario dei Patti Lateranensi, per mettere faccia a faccia il premier Romano Prodi e il cardinale Camillo Ruini, che da diversi giorni incrociano le lame sui DICO per interposta stampa.
Ciò che i due si sono reciprocamente detto, non detto, concesso e accordato si verrà a sapere, probabilmente, nel giro di qualche giorno, grazie alle solite indiscrezioni – anticipazioni. Intanto, però, dato che io conto meno di zero, posso permettermi di tirare un po’ le orecchie (col massimo rispetto, si intende) a entrambi; come si dice, un colpo al cerchio e uno alla botte (astenersi battutisti, please).
Cominciamo, per dovere istituzionale, dal premier, il quale si muove con delicatezza… pachidermica. Prima sembra volersi ritirare sulla luna, affidando l’incarico a due ministri senza coinvolgersi di persona in una “riforma” sulla carta tanto importante; e va bene, dato che si tratta di roba delicata, ci sta di non esporsi, visto che non si sa come va a finire. Poi, però, davanti al topolino partorito dalla montagna, davanti a un testo che ha più buchi che fili, sguaina la spada e si mette a difendere l’indifendibile, citando addirittura la solidarietà verso… i più deboli, che però a leggere il testo del DDL non si capisce chi sono, e a divinarne le intenzioni non si capisce come potrebbero essere tutelati da una dichiarazione spontanea rescindibile a mezzo raccomandata R/R (mia congettura, perché nel testo del DDL di scioglimento dei DICO non se ne parla, sono forse indissolubili?).
Se dietro questo modo di comportarsi c’è un progetto politico, beh, fatemi conoscere chi l’ha partorito. C’è da sperare che, messo a quattr’occhi con l’amico Ruini, Prodi abbia avuto la capacità di esprimersi in modo un po’ più coerente e sensato. E, soprattutto, c’è da sperare che per la necessità politica di dare un contentino alla sinistra radicale, dopo gli schiaffoni su finanziaria, TAV e politica estera, non si pretenda di far passare un provvedimento discutibile e censurabile sul piano “tecnico” prima ancora che su quello politico. Dall’altra parte, però, se non stupisce l’atteggiamento fermamente negativo della CEI, stupisce l’insistenza (si potrebbe dire persino l’aggressività) con il quale viene proposto. Si tratta, è chiaro, di una questione “non negoziabile”, sulla quale la Chiesa non è disposta a tacere, né concedere alcunché; e questo, non sarò certo io a criticarlo. Però… però, forse sarebbe bene che, prima di lasciarsi prendere la mano, il cardinale Ruini facesse uso di quelle facoltà intellettive che certo non gli mancano. Diciamocelo francamente: posto l’argomento, e posta la inevitabilità di un provvedimento legislativo in merito, il testo del DDL è il miglior punto di partenza che si potesse ottenere per la successiva discussione parlamentare.
Se le forze politiche –tutte, di maggioranza e di opposizione- restano ferme sulle posizioni dichiarate, gli inevitabili aggiustamenti non potranno che limarne ulteriormente la già limitatissima portata “ideologica”. Visto poi che, come osservato a mo’ di critica, le tutele apprestate dai DICO non sono altro che la riproposizione “organica” di una serie di misure già previste dal nostro ordinamento (quante bugìe, in merito, dai tanti pacsisti…), sarebbe difficile opporre una resistenza civilmente e umanamente motivata a un provvedimento che praticamente apre possibilità di reciproca assistenza proprio a quelle categorie (gli anziani soli, i parenti, i malati) a favore delle quali proprio Ruini aveva invocato un intervento. C’è un ostacolo grosso, ed è inutile negarlo: c’è, per quanto sfumata, la legittimazione delle convivenze, e in particolar modo di quelle omosessuali, come fonte di diritto. Ma come non bisogna nascondersi dietro a un dito per negare l’evidenza, non bisogna neanche esagerare nel gridare “al lupo”. Non nasce alcuna nuova formazione sociale, non c’è alcun rilievo o riconoscimento dato alla “coppia” come “soggetto giuridico”; e le convivenze moralmente non conformi alla dottrina cattolica sono confuse e annacquate in un tale mare magnum di possibilità da rendere di fatto impossibile un ulteriore legittimazione “selettiva”.
Come mostrano anche le discussioni in ambito cattolico di questi giorni, è difficile bollare il testo del DICO come contrario “tout court” alla dottrina e alle numerose istruzioni e pronunciamenti pubblicati da tempo immemore. Insomma, se è cosa buona, giusta e doverosa fare la faccia dura per opporsi a ciò che è inaccettabile e rovinoso, è anche saggio saper discernere quando è opportuno fermarsi, per non perdere tutto ciò che di buono si è ottenuto. L’esempio più vicino di questo sano realismo con cui Ruini ha guidato la condotta della CEI è proprio quello, tanto criticato, della legge 40: legge lontanissima dalla dottrina cattolica, che ugualmente andava ad infrangere un principio considerato “non disponibile” ; alla quale, però, si è riconosciuto il merito di porsi come argine a ulteriori derive di portata ben più devastante. Così, forse forse, anche nel caso della legge sui DICO, prima di compiere passi avventati, sarà il caso di fare una riflessione un po’ più profonda di quanto non appaia, in questi giorni, sui giornali.
Slow, a pagina 3 del FoglioInserito da maria il Mar, 2007-02-20 19:30Slow, a pagina 3 del Foglio di oggi c'era un articolo, "Opposizione laica ai Dico", che riflette parte dei tuoi pensieri. Po' esse... Del resto, lo soInserito da Slowhand il Mer, 2007-02-21 09:11Po' esse... Del resto, lo so già, che chi usa bene il cervello finisce col darmi ragione... :-) Io sono cristiano. L'ho sempre dichiarato, con un certo orgoglio, e cerco, con le mie contraddizioni e le mie debolezze, di vivere in modo coerente con ciò che credo. Uno dei motivi più profondi del mio "credere" è la "razionalità" della dottrina cristiana (la "dottrina", si badi, non la "fede"), il suo inscindibile legame con la sola realtà che tutti possiamo dare per "vera", e cioè l'Essere Umano. Il cristianesimo è ragionevole, e coloro che lo accusano di essere "dogmatico" o non lo conoscono, o sono in malafede. Ogni atteggiamento della Chiesa nei confronti dei "problemi" dell'uomo e della società ha motivazioni che possono essere comprese da chiunque, argomentate su basi logico-razionali fondate su dati da chiunque conoscibili. Spesso chi rivolge alla Chiesa l'accusa di dogmatismo, e ai cristiani quella di essere una "truppa cieca e stolida", lo fa proprio perché non è in grado di argomentare altrettanto sensatamente e fondatamente. E' chiaro che in un mondo che vive di slogan immediati, preda di un analfabetismo culturale e mentale "di ritorno", chi continua a dedicarsi alla nobile arte del ragionamento argomentato viene visto come il fumo negli occhi. La Chiesa, oggi come sempre, è il solo baluardo che si oppone alla schiavitù. Tutta la antropologia cristiana, con le sue conseguenze in termini di morale politica e sociale, è intimamente legata alla realtà "oggettiva" della natura dell'uomo e dei suoi bisogni; e, a differenza delle antropologie di origine politica, che considerano l'uomo solo nella sua dimensione materiale e spesso -peggio ancora- lo ridimensionano esclusivamente alla sua rilevanza economica in chiave utilitaristica, l'antropologia cristiana disegna un uomo a tutto tondo, nelle sue dimensioni di corpo, ragione e sentimento. E' quindi del tutto "naturale" che due persone diverse che si pongono davanti a un problema con mente scevra da pregiudizi e ragionano con onestà, anche se partono da posizioni opposte, finiscano per giungere a conclusioni simili. La realtà è un dato che noi possiamo "violentare" solo a nostro danno, perchè essa ci si impone comunque. Ragionare bene significa riconoscere i dati che la realtà ci fornisce, e usarli in modo vantaggioso; non mi stupisco, quindi, se cristiani e laici arrivano a ragionare nella stessa maniera. Come dicevo all'inizio, io sono cristiano. Ho imparato a confrontarmi con gli "altri" su basi che anche gli "altri" possano condividere, se hanno voglia di ragionare: basi che si impongono per la loro oggettiva forza di realtà naturale, e non in virtù di complicate e infondate acrobazie ideologiche. Questa, e non altro, è la tanto (a sproposito) invocata "laicità": la capacità di scegliere non in base a schemi precostituiti, ma analizzando serenamente il mondo che ci circonda. Benedetto XVI è molto, molto più laico, illuminista e liberale di Pannella. Ed è anche per questo che sono cristiano. Cazzo Slow, questa del papaInserito da freccianera il Mer, 2007-02-21 19:36Cazzo Slow, questa del papa laico me l'ero persa.... Insomma vorrei capire, Laico è forse contrapposto a cristiano? O a Cattolico? Non credo. Sei d'accordo con me che la laicità non ha nulla a che vedere colla religiosità vero? No, perché ultimamente sente sempre più gente che contrappone laico a cattolico, e ogni volta mi doc: ma perché le due cose si escludono? Non si escludono a vicenda, e chi conosce la lingua italiana lo sa bene.... Allora perché mai questi termini vengono contrapposti sempre più spesso? Forse che si voglia un popolo di chierici? Forse chi le contrappone nonInserito da Slowhand il Gio, 2007-02-22 08:24Forse chi le contrappone non vuole un popolo libero. Cosa che, nella storia, non è affatto una novità. |
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Tutti attendiamo le
Inserito da freccianera il Mar, 2007-02-20 10:59Tutti attendiamo le istruzioni che Ruini starebbe stilando per i parlamentari, ovviamente trattasi di libere opinioni di un cittadino italiano, il quale liberamente comunicherà ai parlamentari del proprio paese come secondo lui questi dovrebbero comportarsi rispetto ad una certa proposta di legge... Peccato che questo cittadino italiano sia anche ministro di uno Stato estero legato all'Italia da precisi accordi internazionali, accordi che non prevedono alcuna possibilità per i ministri dell'uno di dettare regole di condotta per quelli dell'altro.
Il problema sono i froci, quando lo diranno chiaramente faranno più bella figura e forse si guadagnerano l'appoggio di Le Pen e Forza Nuova.
Prodi che deve fare lui poverino, stretto tra la falce e l'ostensorio, costretto ad esser capo di un governo di un paese a sovranità doppiamente limitata.
Un nuovo risorgimento si impone, se i geni di Garibaldi ancora popolano il nostro dna.