Tra le tante storie del calcio romano, da più di vent'anni se ne racconta una che oggi mi piace ricordare.
Campo Tre Fontane (a Trigoria, allora, non c'era manco il cimitero. Oggi ce ne sono due... vabbè, la faccio finita): l'allenamento prevede l'incontro tra la squadra titolare e le riserve, completate da qualche giovane della Primavera. A metà della partita Sebino Nela (uno che non smetteva di combattere -sportivamente parlando- neanche sotto la doccia, roba che Gattuso a confronto è un simpatico bobtail) sbuffa e va verso gli spogliatoi. "A Miste*, così nun vale, quello para tutto".
"Quello" che aveva costretto alla resa Sebino Nela aveva quindici anni; di parare tutto, da allora, non ha mai smesso. Roma, Juventus, Inter, Lazio; la Nazionale. Campione d'Italia, Campione d'Europa, Campione del Mondo. Ha deciso, dice, di lasciare. Beh, non è perchè ora, venti e più anni dopo quel pomeriggio, indossa la maglia giusta: è che per quelli come Angelo "cinghialone" Peruzzi vorresti che il tempo non passasse mai.
*N.d.T.: "Miste" è un gergale romanesco per "mister", altro termine gergale finto britannico con cui i calciatori italiani indicano l'allenatore. Si segnala che per qualsiasi altro sportivo (e giornalista...), in qualsiasi altra parte del mondo, l'allenatore è il "coach".