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La guerra privata di mister salatino

By freccianera
Creato 2007-05-02 14:38

Molto tempo fa, cinque anni ormai, un singolare tipetto, lo stesso che molti anni prima s'era imboscato per non partire in armi a fare bumbum coi viet, affermando di avere le prove di certi piani bellici che avrebbero a suo dire esposto il mondo al pericolo di un'imminente distruzione, aveva convinto il proprio Paese ad aggredirne un altro.

Molti dicevano che sto tipetto qua mentiva, e che il paese da aggredire non costituiva alcun pericolo, e che era già povero e affamato, stremato da anni di embargo, figurarsi se avrebbe potuto attaccare in armi il mondo intero. Ma il tipetto aveva le spalle coperte, il Congresso del suo Paese, un grande Paese, lo appoggiava in pieno nelle sue mire di giustizia stile faitù. Fu così che, nonostante la disapprovazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, la sovranità della predestinata vittima fu violata in un battibaleno, e, per giorni e giorni, piovve giù qualsiasi genere di ordigno sulle teste di tanti poveri malcapitati, la cui unica colpa era quella di essere nati e cresciuti nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Non passò molto che si scoprì che le menzogne proferite dal singolare tipetto per procurarsi il pretesto ed aggredire gli innocenti, erano davvero tali, e che dunque avevano ragione quelli che lo avevano sempre sbugiardato, ma si sa come vanno ste cose, ormai la frittata era fatta, qualche decina di migliaia di poveri cristi era svanita per sempre dal novero dei vivi, ma non ci si poteva fare più nulla: d'altronde si muore, e prima o poi sarebbe comunque toccato anche a loro.

"Non importa", aveva farfugliato il tipetto vestito da aviatore del cinema, dal ponte di una portaerei nel pieno di un feteggiamento in mondovisione. "I morti sono il prezzo necessario per la democrazia", aveva sostenuto lo sceriffotto da rodeo, trasformando magicamente il pretesto del pericolo imminente in quello della necessaria "democratizzazione".

"Democratizzazione", che parola assurda, quale mente malata avrà mai potuto concepirla?

Nulla più della democrazia è lontano dall'induzione coatta armata. Si può obbligare taluno a fare qualcosa contro la sua volontà puntandogli una pistola alla tempia o uccidendogli la famiglia in casa o stuprandogli le figlie al pozzo, ma chiamarla democrazia la violenza, il sopruso, l'uccisione di massa, questo è troppo, pure per noi coglioni rincitrulliti da anni di Bruno Vespa allo stato brado. No! Non ci si può inventare le parole e fare coi concetti quel che cazzo ci pare e piace.

Insomma, comunque fossero andate le cose, sto mezzo generalotto aviatore, sedicente tutore maximo della democrazia nel mondo e dotto inventore di parole, s'era portato appresso nella sua squallida avventura una sgangherata squadra di volenterosi servi, tra i quali, come dimenticarlo, anche noi dipendenti di quel tale Zilvio, che in quel tempo imperversava dalle parti nostre col suo ghigno da promotore finanziario.

Tutti strenui difensori della democrazia, i volenterosi invasori delle terre altrui, arroccati dietro al voto di quel Congresso che aveva autorizzato l'operazione militare, e che rappresentava quella volontà popolare espressa attraverso gli Eletti, intima essenza della Democrazia, dunque sacra.

Tutti democratici, col loro capo vestito da top gun, manichino tra i manichini, a ribadire sto bisogno di democrazia da esprimere attraverso la morte degli altri.

Tutti democratici, senza nulla da dire, senza spiegare alla gente come possa conciliarsi quella fede, di cui si riempiono la bocca ogni domenica, con la pratica giornaliera dell'omicidio di massa.

Tutti democratici, intenti a democratizzare, fino a quando però non succede una cosa strabiliante: quello stesso Congresso dal quale il capo dei democratizzatori aveva tratto il suo benefico potere di uccisione, rinsavito da anni di inutle stillicidio di sangue, ha detto basta, decretando di fatto entro il 2008 la fine dell'occupazione delle terre invase.

Colpo di scena. Qui da noi, in casa maggiordomo, parlare di ritiro significa essere tacciati di antiamericanismo tou court, oggi però, il Congresso di quel Paese parla di ritiro e lo fa con una legge, scritta e democratica: il trionfo della democrazia, la Legge.

Ma, c'è sempre un ma. Il nostro prode, coraggiosissimo col culo degli altri, non pare sia d'accordo col Congresso del suo Paese. Pone il veto, si oppone a questa legge, deve continuare, dice lui, a portare la democrazia col terrore.

A noi però a questo punto non tornano i conti:il congresso degli Stati Uniti, è anti americano? La legge degli Stati Uniti è anti democratica? La guerra in Iraq può essere proseguita contro il volere del Popolo americano? Se sì, la guerra in Iraq è un fatto privato del presidente Bush?


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