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Inserito da Slowhand il Mar, 2007-07-10 08:03 | |

La ricchezza della lingua italica, che consente di elaborare formule linguistiche assai evolute, ha consentito nel corso della nostra storia politica numerose e ammirevoli operazioni di equilibrismo, veri e propri contorsionismi acrobatici . A mia memoria –ma, naturalmente, sono ben accette correzioni e integrazioni- la più sfacciata fu quella del vecchio PRI, che in occasione di non so più quale governo (mi pare Andreotti) si inventò lo “appoggio di sfioramento”: cioè noi non siamo nel governo perché responsabilità non ne vogliamo, però lo sosteniamo e ci aspettiamo di essere ricompensati per questo. Altri tempi.

Veltroni è cinefilo di razza, non può non aver pensato al dilemma del giovane Nanni Moretti (che, invecchiando, purtroppo avrebbe perso tutti i dubbi): mi si nota di più se non vado, o se vado e mi metto in disparte? Costretto dagli eventi, ha scelto la seconda: si, il referendum mi piace, lo appoggio, ma non firmo, devo tenere conto di tutti.

Detto così sembra anche bello. Ma in politica bisogna assumersi la responsabilità delle scelte, e non si può governare senza scontentare qualcuno. Il pregio di Veltroni, quello di saper mediare tra posizioni distanti e trovare “soluzioni” accettabili (e presentabili) per tutti, rischia di trasformarsi in un boomerang, così come era apparso anche nel discorso di Torino: è vero che purtroppo qualsiasi dichiarazione di intenti non può che essere retorica, ma la genericità eccessiva non conduce da nessuna parte.

Insomma, caro Sindaco, Lei sarà un buon candidato premier. Un ottimo candidato premier. Ma per fare IL premier ci vuole un po’ di coraggio in più. E, dato che ci ha pensato sopra per anni, da parte di noi suoi possibili elettori è legittimo aspettarsi un po’ di chiarezza, un po’ di “leadership” in più. Io, come tanti, potrei anche avere fiducia in Lei: ma stavolta ESIGO di sapere dove vuole andare, cosa vuole fare, come vuole governare. Economia, pensioni, diritti sociali, politica estera, Europa: cosa ha intenzione di fare? Quali posizioni assumerà? Io voglio saperlo PRIMA, non darò un voto a chi mi dice “sentirò tutti e poi deciderò”. Mi dispiace, è finita l’era delle cambiali in bianco, del “se non lui il diluvio”. Il candidato, il MIO candidato, non dovrà essere ostaggio della “sua” maggioranza, ma dovrà formarla attorno a un programma chiaro e definito, privo di astuzie e acrobazie linguistiche; e guidarla dove ha promesso che la avrebbe condotta, e chi non è d’accordo lo sappia da subito. Se no, dalla palude non usciremo mai.

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sì, slow, hai

sì, slow, hai ragionissima.

Ma penso che sia la natura ambigua del costituendo PD a suggerire a WV di non sbilanciarsi troppo
(dico ma non faccio, penso ma non dico). Siccome deve attirare animaletti diversi (più in apparenza che in sostanza, ma comeunque con delle diversità) dentro la scatolona-trappolona, non deve sbilanciarsi moltissimo. Già non è possibile dire quanti fuggiranno verso una eventuale sinistrona unitaria (tipo me, credo), se poi dice qualcosa che pesta i piedi a una margherita o auna quercia o a chi diavolo, rischia di far nascere il PD troppo monco, mentre lo scopo è quello di un partitone super inclusivo. Come è stato detto, si è creato un partito, poi si cercheranno delle idee da mettergli dentro. Di solito c'erano delle idee che producevano un partito.

Va poi rimarcato come anche quando i programmi sono enunciati, è una attimo attaccarsi come opossum al ramo della forza maggiore o delle condizioni mutate. Il programma dell'Unione prevedeva di modificare lo scalone (prescindo dal contenuto e dal merito della questione), poi c'è più di mezza maggioranza, a partire da quei due cicisbei di rutelli e dini, che sono contrari.

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Le convergenze parallele le

Le convergenze parallele le batte tutte però...Sono d'accordo Slow sulla chiarezza, io al posto di Walter avrei detto: "concordo coi fini del referendum e dunque ne sottoscrivo l'adesione, rispetto chi pur non pensandola come me si apprsta a far parte del Partitoo Democratico... Questo è il bello della democrazia...

Slla Leadership forte e decisa ci andrei un po' più cauto però... non credo sia una ricetta vincente per uscire dalla palude, ne bbiamo un esempio recentissimo nella scorsa legislatura, in cui i cinque anni di leadership forte e decisa hano fatto uscire uno solo, dalla calvizie.

 

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In effetti, anche avere il

In effetti, anche avere il programma "definito", sul momento, servirebbe a poco, se mancasse la volontà politica di realizzarlo; e tuttavia, quando cinque anni dopo il governo si ripresenterebbe al popolo, ci sarebbe modo di verificarer cosa è stato fatto, e cosa no, e perché. Questo, credo, è il "salto di qualità" che deve compiere la democrazia italiana.
Abbiamo vissuto gli ultimi anni della "prima repubblica" nei quali, siccome il poetere era spartito e composito, nessuno era mai responsabile di niente. La "personalizzazione" della politica (una cosa secondo me positiva, anche se dovuta a Berlusconi :-) ) ha in parte risolto questo problema, così come la formazione delle coalizioni (pur se avvenuta sempre sotto controllo partitocratico) ha contribuito a cancellare quel "magma" nel quale er apossibile che tutti compartecipassero a tutto.
E' necessario però -secondo me- completare il cammino, arrivare al punto in cui (se proprio dei partiti non si può fare a meno...) è il leader a proporre il programma ai partiti, e a contare "chi ci sta". In questa direzione andava la riforma costituzionale poi bocciata dal referendum, buona nelle intenzioni quanto pessima nelle modalità.

Il problema, infatti, come poi notava anche Freccia, è nella "qualità" del leader. Che se uno pensa ai casi suoi, è chiaro che il sistema ne risente; d'altronde, la situazione italiana (con oligarchie e lobbies che ancora non hanno superato l'intreccio tra affari e politica, e usano la politica come strumento per il controllo dell'economia a danno degli avversari... troppe sono le risorse pubbliche da spartire perché chiunque possa rinunciarci a cuor leggero...) in questa fase di transizione è tale che in effetti è difficile "governare" tout court. Ma, nonostante tutte le diffcioltà, credo che sia la ricetta giusta: Veltro', su, coraggio! Se devi sfanculare qualcuno, fallo, vedrai che per ognuno che ne cacci via ne accorrono altri due...

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