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Natural born killers

By Slowhand
Creato 2008-01-09 11:13
Tutti i blogger sanno che ci sono post più difficoltosi da scrivere: come questo. Nel mio caso, il motivo è da ricercarsi in quella antipatia che, da sempre, provo per le polemiche inutili, per i confronti “a schieramento”, per quei dibattiti in cui, dopo che uno dei due polemisti ha demolito ogni argomento dell’altro dimostrandone la falsità / inconsistenza / illogicità / irrealtà, ecc. ecc., alla fine contro ogni barlume di intelligenza esce sempre fuori la magica frasetta “si, ma questa è la tua opinione, io resto convinto della mia”. Insomma, contro l’ottusità –soprattutto quando pubblicamente diffusa e sapientemente alimentata da ben dosata ignoranza- io ho un pregiudizio snobistico che mi impedisce di tentare qualsiasi approccio dialogico.
Di pregiudizi, poi, dato l’argomento, ne ho addirittura due, e il secondo è anche peggio del primo: perché io –mi dispiace, ma è così- non credo che una persona in grado di intendere e volere, onesta, informata e in buona fede possa ritenere e sostenere che l’aborto sia un “diritto civile”. Nella mia forma mentis, chi dice questo è un idiota, o un disonesto: due categorie con le quali è del tutto inutile “confrontarsi” e/o “discutere”.
E allora, questo post viene scritto solo per il dovere di testimoniare (una volta ancora, una volta in più: hai visto mai, che fosse proprio quella buona?) che al mondo c’è ancora chi non si piega alla perversa logica violenta e liberticida che attribuisce all’uomo una esclusiva funzione economica, e in ragione di questa lo valuta, lo soppesa, e poi lo accetta o lo rifiuta secondo il bilancio tra costi e benefici.
La vita umana è e deve essere intangibile, indisponibile, libera; il primo, inalienabile diritto di ogni essere umano è quello di vivere. Una società che non garantisce a ogni essere umano il diritto di vivere è una società nella quale la parola “libertà” è un vano sproloquio, un triste vuoto a perdere che il potente di turno riempirà secondo i suoi voleri.
L’ho già detto milioni di volte: l’aborto può essere una necessità (che io riconosco e rispetto: il sacrificio della vita o della salute può essere chiesto, ma non deve essere imposto), ma non può essere un diritto (è un assurdo (dis)umano, (il)logico e (a)giuridico, sostenere che sia lecito che la vita di un essere umano dipenda dall’arbitrio di un altro essere umano), né tanto meno un dovere o un obbligo (mostruosità che pure è praticata in certe parti del mondo, e viene mellifluamente propagandata anche a casa nostra). Alla luce di questo semplice e inconfutabile principio assoluto (che è tale non perché lo dicano Gesù o il Papa, ma perché è primariamente necessario per una convivenza umana che voglia essere libera e civile), chiunque sostenga o propagandi la liceità di una pratica abortiva oltre la necessità è il mandante e il complice di un omicidio selvaggio, efferato, orribile.
Veniamo al giardino di casa nostra. La 194 –anche questo l’ho detto tante volte- ha dei punti deboli, che in mano agli invasati sostenitori dell’individualismo nichilista (utili idioti  più o meno consapevolmente al servizio del neo-schiavismo globale) sono diventati il grimaldello per scardinarne l’impostazione “neutrale” e trasformarla in una macchina da omicidio seriale di massa; ma, posto che una legge sull’aborto ci deve essere, poteva andare peggio, e così come ho difeso una legge ben poco cristiana come la 40 sulla fecondazione artificiale (riconoscendo che affermava comunque dei principi importanti e condivisibili), posso recuperare anche la 194, spingendo perché diventi –come avrebbe dovuto essere ab initio- la risorsa preziosa a completa disposizione di chi un figlio vorrebbe tenerselo e, insieme, l’extrema ratio di chi proprio assolutamente non può.
Perché sì, se si è costretti a rinunciare a un figlio e ad ammazzarlo prima ancora che possa vedere la luce, è giusto che non si sia soli, e che la comunità intervenga e assista, curi, tuteli. Ma è semplicemente mostruoso pensare che la comunità possa (debba!!!) assistere senza reagire –e, anzi, tutelare!!!- chi arbitrariamente si arroga di decidere del diritto alla vita di un altro.
In Italia, quasi cinque milioni gli aborti “legali” finora praticati: sicuri che, agendo secondo Giustizia, non avremmo potuto evitarne qualcuno? Anche fosse UNO SOLO, abbiamo il DOVERE di intervenire, e fare sì che tutte le madri che non sono nella necessità di rinunciare a un figlio possano accoglierlo in libertà (che è, ricordiamolo, possibilità di scegliere: se, in mille modi, si è spinti ad abortire, una legge che lo consente non è "libertà", ma strumento di schiavitù. E infatti, ad abortire sono quasi sempre e soltanto i poveri...).
Il problema va oltre il nostro ristretto cortile, oltre le alzate di ingegno di Ferrara (che ha però almeno il merito di aver messo al centro del dibattito le incongruenze e le ipocrisie pelose di tanti presunti "libertari", che parlano di "diritto alla vita" solo se si tratta di guerre e pena di morte, tanto meglio se made in USA) e i patetici isterismi pavloviani di Bonino & Co.(che rappresentano al meglio la vuota paccottiglia ideologica e disumana che truffaldinamente impose l'approvazione della 194): non si tratta solo di “farlo nascere”, si tratta di rinunciare a un presunto femminismo funzionale solo alla schiavizzazione delle donne-lavoratrici, al perverso nihilismo che vuole l’appiattimento di ogni individualità e differenza (altro che globalizzazione!), a quella falsa immagine di "libertà" che è solo arbitrio del più forte (altro che esportazione della democrazia…), in nome di una “uguaglianza” che è quella del sergente maggiore Hartmann, in cui si è tutti uguali perché nessuno conta niente davanti a chi detiene il "potere".
La sfida è quella di sempre, finale, totale; l’aborto è il sanguinoso crest di un’antropologia disumana e diabolica, che vuole l’uomo ridotto a una macchina senza individualità né responsabilità, il cui solo scopo è produrre e consumare a beneficio di una ristretta casta di oligarchi che dirigono e instradano informazione ed  economia, suscitando bisogni e manipolando opinioni.
C’è chi dice: NO, e nonostante tutte le delusioni, gli insulti e la stanchezza, continua a credere che l'Uomo sia qualcosa di più che un "soggetto economico", una "risorsa produttiva", un "consumatore"; e continua a scrivere post come questo, per ribadire una volta di più che la sola rivoluzione che davvero dona la Libertà comincia dal principio: dal riconoscimento della irripetibile realtà e dell'intangibile dignità dell' "altro", dalla capacità di difendere e accogliere la vita che nasce quale espressione di un mistero -quello dell'Uomo- del quale nessuno può farsi padrone.

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