|
|
||
|
Benvenuta/o in OCE. Ocevillage Contenuti più visti Navigazione Login utente Stanze OCE Cerca negli archivi Chatbox Vuoi fare 2 chiacchiere con gli ociani? ...entra in parleria! ArabicNewz NewZ
Galleria ociana... con gli occhi della Gran Madre |
Inserito da V il Gio, 2008-01-24 17:43
metafore | non è autobiografia | parlare molto per dire niente | Racconti | strane cose parte seconda (come ancora?)
(continua da qui) ![]()
Subito aveva ripreso a masturbarsi, senza nemmeno cambiare canale. Avrebbe tanto voluto venire di fronte al Sommo Pontefice o ad un alto prelato, l’avrebbe considerata una vendetta appropriata. In realtà, si sarebbe accontentato anche di un parlamentare dichiaratamente cattolico, non era un tipo particolarmente esigente. Purtroppo, nonostante l’interruzione, la pippa di poco precedente un qualche effetto l’aveva avuto: mestamente, s’era reso conto che il programma sarebbe finito prima del periodo refrattario. Non si era però perso d’animo: tornato al meeting, aveva ricominciato a fantasticare sulle secondarie applicazioni della fune e del nastro, arrivando al compimento di una reprise che si era rivelata discreta, se non proprio memorabile. Nel frattempo, era tornata a casa la fidanzata. Aveva spalancato la porta e si era stagliata nella luce del pianerottolo come Wyatt Earp sulla soglia di un saloon a Tombstone, dopodiché aveva ringhiato un saluto, promessa di un silenzio pesante e risentito. Lui, nell’intimo, era convinto che quel risentimento non avesse un’origine precisa: aveva l'impressione che quando lei gli rispondeva “niente” fosse niente davvero. Sospettava, detto fuori dai denti, che tra amiche si raccontassero enormi palle sui pregi dei propri partner, salvo poi credere di essere le sole a raccontarne e bersi le peggio panzane delle altre. L’umore di lei non era certo migliorato nel vederlo intento, s’era ulteriormente rabbuiato una volta saputo del suo proposito ed era definitivamente precipitato quando s’era accorta che non si sarebbe preoccupato di tenere pulito il divano. L’aveva minacciato, poi insultato, implorato, addirittura blandito offrendo la propria collaborazione allo sperpero del seme, ma non aveva ottenuto alcun risultato: lui non voleva renderla complice, e soprattutto temeva che innestare un rametto di sensi di colpa sul fusto della sua tendenza all’ansia da prestazione avrebbe dato frutti indigesti. Dopo una notte intera di pianti, preghiere, litigi e raspe a cottimo, lei l’aveva lasciato. Era rimasto su quel divano a guardare pubblicità di telefoni erotici, portando a termine con facilità la quarta, quinta e sesta sega consecutiva (la terza se n’era andata mentre aiutava la ragazza a mettere i vestiti in valigia: sperava di non aver lasciato tracce sui maglioncini di cachemire). La mattina dopo, aveva chiamato al lavoro per darsi malato, aveva staccato il telefono e si era rimesso all’opera. Mentre ricordava quegli avvenimenti, avvertì le prime avvisaglie dell’emicrania e venne per la quattordicesima volta. A dire il vero, “venire” era ormai un concetto piuttosto lontano dalla sua condizione: si limitava a sentire qualche contrazione, senza provare alcun piacere, né aveva più bisogno dei fazzoletti di carta. Il bruciore a quelli che gli sembravano essere i dotti spermatici gli diede la sensazione di essersi finalmente prosciugato, ma non gli passò nemmeno per la testa di fermarsi: non aveva nessuna certezza di essersi danneggiato una volta per tutte. Si fece un caffè usando solo la mano sinistra ed iniziò la quindicesima. Pensò che aveva fatto bene a scaricare decine di gigabytes di pornografia, gli sarebbero serviti presto. Due giorni dopo quel caffè, delirava. Aveva perso il conto delle pippe, non le distingueva nemmeno più, avvertiva solo dolori più o meno forti in tutta la zona dell’inguine mentre entrava e usciva dal torpore. Ma continuava, insensibile a tutto ciò che non fosse la sua missione. La TV restava accesa, senza che lui se ne curasse. Non c’era più bisogno di cercare l’eccitazione, non sarebbe arrivata comunque, voleva soltanto che la scatola magica gli facesse compagnia finché restava cosciente. Senonché, per un istante, gli parve di udire una voce familiare che lo chiamava attraverso il deliquio, una voce triste ed al tempo stesso emozionata. C’era qualcosa nella tristezza di quella voce, qualcosa di irritantemente gioioso, che gli fece aprire gli occhi. Fu allora che la vide: la sua fidanzata, forse ex, intervistata in un talk-show pomeridiano. Riconobbe le labbra, i capelli, la tinta del rossetto, il golfino di cachemire blu (sulla spalla del quale credette di scorgere macchie biancastre), il gesticolìo delle mani. Raccontava una storia di fronte ad un conduttore dal volto contrito e dalla nomea di fervente cattolico, in un programma del pomeriggio sulla rete più clericale del servizio pubblico italiano. Raccontava la sua storia. (2 – Continua) e no, quello sull'aerofagiaInserito da freccianera il Gio, 2008-01-24 20:37e no, quello sull'aerofagia è il prossimo... mi prenoto per il meteorismoInserito da piti il Gio, 2008-01-24 21:03mi prenoto per il meteorismo |
Bacheca Commenti recenti
TrillOce Scarica GRATIS la TUA suoneria. SUONERIE di TRILLOCE Le parole di oce Io linko attè. Tu linki ammè? Gonzo report Veni Vidi Video La Gran Madre di Oce preserva in questo luogo le sue eugeniche espressioni di arte allo stato brado. Time Sondaggio |
il nuovo philip roth
Inserito da piti il Gio, 2008-01-24 20:06il nuovo philip roth