Ho voluto riascoltare e rivedere con cura l'intervento di Travaglio da Fazio, per assicurarmi di non essermi perso proprio il pezzo in cui il primo "insulta" il presidente del Senato della Repubblica.
Dopo aver confermato che il passaggio sulla muffa non ha nulla di insultante, né di così grave da giustificare uno scandalo, anzi, mi pare una battuta di spirito niente male, ho dovuto concludere che il richiamo, peraltro solo generico, a quanto pubblicato nel libro di un giornalista eroico come Lirio Abbate, non può in alcun modo essere considerato come un "volgare insulto".
Dunque a questo punto delle due è l'una: o c'è un'altra trasmissione di Fazio in cui Travaglio "insulta" la seconda carica dello Stato, oppure qui qualcuno sta cercando di bissare gli effetti dell'editto bulgaro senza ricorrere ad editti.
Quello che rattrista enormemente di questo nostro Paese che non cambia, se non in peggio, è che in televisione si sopportano, imperturbabili, performance tipo quelle di uno Sgarbi che blatera insulti gratuiti, frammisti a schizzi di saliva, o tipo quelle di una sciacquetta che si sbraccia mezza nuda per gridare al mondo quanto sia giusta la sua scelta di averla data a Tizio e solo dopo anche a Caio, mentre si salta sulla seggiola se un giornalista, che racconta la verità, fa riferimento a fatti veri, i quali per altro sono contenuti in un libro che è costato al suo autore una condanna a morte dalla mafia. Talché, a considerare le assurde polemiche intorno a Travaglio, si avrebbe quasi il dubbio, che quella condanna di cui appena sopra e quella dello Stato, coincidano.