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Galleria ociana... con gli occhi della Gran Madre
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Inserito da Slowhand il Mer, 2008-05-28 08:29
ActaDiurna | autobiografia | metafore
Giorni di facchinaggio. Impacchettare, caricare, scaricare, spacchettare. Ricomincia. Tutti i singoli oggetti del quotidiano che passano per le mani, uno per uno. E' un bene che le mani non siano solo le tue, che di ogni cosa conoscono ogni angolo e ogni momento. Questo varrà la pena di portarselo, o basta, tempo esaurito, non significa più niente, non serve più? E quest'altro, cantina (anticamera dell'oblio o della risurrezione?) o cassonetto? Questa camicia non le piace, è inutile, tanto non potrò metterla mai. E si, ci sono proprio così tanti CD, e no, in cantina non ce li metto. Sui libri si può discutere, non è che una volta letti non si usano più, e però qualcuno non avrebbe meritato neanche la prima lettura, per tanti la seconda è solo un'ipotesi di scuola. Però mi piacciono, mi piace vederli, esattamente come tutti quei fumetti che tu non lo sai ma sono piccole opere d'arte nazionalpopolare. Questo me l'ha regalato S., però forse non è il caso di dirtelo, magari per portarmelo trovo un'altra scusa, ma poi perché voglio portarmelo? Domanda insidiosa. Meno male che c'è la fatica, che tanti pensieri li cancella sul nascere. Ma certo che cambiare casa è un problema mentale prima ancora che materiale, ogni piccola cosa che entra negli scatoloni è un pezzo di te che rimane, il resto è passato da buttare, lacrime nella pioggia. Pensa te, dico, ho ancora gli appunti che mi aveva dato C. per la maturità. Quello che non dico è che studiavamo insieme a casa sua, lei parlava e io ascoltavo, era vestita (vestita?) con un prendisole e avrebbe voluto che dormissi lì (quante stronzate che non si fanno, da giovani), ma quando tornò dalle vacanze per iscriversi all'università parlava solo di un certo Karl. Gli appunti non li ho mai letti, però ce li ho ancora, e quasi quasi li porto con me e li leggo adesso, hai visto mai che domani il capo mi interroga? Mamma mia, sembra davvero una canzone di Venditti, pensare che non lo sopporto, il CD l'ho già messo via, meno male, c'è anche la canzone che ho perfidamente usato per sedurre G., cantandola con le tonsille da seimila watt, che però erano un'altra storia e un'altra canzone, e G. già non c'era più. Si, questo me lo porto, non rompere, ho già buttato via un sacco di roba, e non è colpa mia se tu non vedi le potenzialità arredative di una rastrelliera da chitarre, con tutte quelle anonime pareti bianche che hai voluto e che ci ritroviamo. Bah. Anche fra un paio di secoli, i tagli netti continueranno a fare male, ma una cosa è consolante: se rinasco, apparterrò a una generazione multimediale, i libri occuperanno molto meno spazio, e peseranno molto, molto meno. |
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E di nuovo cambio casa come
Inserito da maria josé il Mer, 2008-05-28 09:13E di nuovo cambio casa
come cambiano le cose...
ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
è come sapere dove mettere le mani...