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Inserito da mirta il Dom, 2008-06-08 22:42

quando sono uscita e non ti trovavo

ti ho cercato ma ero sicura che non ti avrei trovato

perché non c'eri

e non era un dramma

se non c'eri

e poi ho respirato un'aria di estraneità

mentre le macchine passavano

le stesse macchine di prima

quando cercavamo parcheggio

ma al negativo

bianche dove erano nere e nere

dove erano bianche

non si capiva

perché non c'eri

eppure era ovvio

tu non c'eri perché quella era

 la scena finale

che poi non si poteva

non si poteva

e allora poi sei comparso

per forza

sei comparso a sciogliere

e sei arrivato

e ci siamo abbracciati in mezzo

che eri tornato a prendemi

per forza. a sciogliere,

a correggere le cose nel senso della vita

perciò sei tornato

per riportarmi in macchina

sulla retta via

da dove non ero -

lungo la deriva perfetta dell'addio,

sei venuto a prendermi

seduta così com'ero in terra

in quell'incrocio,

e mi hai stretta

e mi hai detto: impossibile

e mi hai detto: impossibile

facciamo qualcosa?

e poi io ho pensato a tute le birrre

a tutte le cose sbagliate che potevamo ancora fare

a tutte quelle macchine che passavano in mezzo

a quella tragedia appena nata

e non ci credevo

non ci ho più creduto

per un attimo

ho creduto

che tutto fosse venuto lì da noi

solo per fare uno scherzo

che non aveva nessun altro da giocare

e poi ho chiuso gli occhi

e ho pensato: non c'è differenza

se chiudo gli occhi non c'è nessuna differenza tra ora

e cinque minuti fa

prima dello scherzo

e ci ho creduto

e poi tu hai detto che era meglio levarsi

da quella strada

perché poteva essere pericoloso stare lì

in quel punto

e la parola pericolo

applicata ad una strada

mi è sembrata così innocua e benefattrice

che ti ho dato subito ascolto

e poi

e poi abbiamo capito una cosa:

che si continua

e si continua

un occhio

per il tetto rifatto e la cucina nuova

il fegato

per la facciata in calce e il giardinetto

all'inglese

il cuore

per la scala in ferro

battuto

le foto in bagno

e vado a comprarmi un paio di scarpe

col tacco

abbiamo capito che ci vuole più pazienza:

 si calcola lungamente

avanti e indietro la vita

e la si concepisce

e la si misura

non solo in avanti

ma anche indietro

e si fa un gioco così

penoso

di andare a casa a provare

di andare a casa a salutare

a casa

le stesse cose

le più elementari cose del mondo

aprire e chiudere la lavatrice

e dire che è tutto uguale

che è tutto uguale

a prima

che piove.

E se siamo stanchi

dormiamo.

domani? Andiamo al mare

a fare colazione.

quando sono uscita e non ti trovavo

ti ho cercato ma ero sicura che non ti avrei trovato

perché non c'eri

e non era un dramma

se non c'eri

e poi ho respirato un'aria di estraneità

mentre le macchine passavano

le stesse macchine di prima

quando cercavamo parcheggio

ma al negativo

bianche dove erano nere e nere

dove erano bianche

non si capiva

perché non c'eri

eppure era ovvio

tu non c'eri perché quella era

 la scena finale

che poi non si poteva

non si poteva

e allora poi sei comparso

per forza

sei comparso a sciogliere

e sei arrivato

e ci siamo abbracciati in mezzo

che eri tornato a prendemi

per forza. a sciogliere,

a correggere le cose nel senso della vita

perciò sei tornato

per riportarmi in macchina

sulla retta via

da dove non ero -

lungo la deriva perfetta dell'addio,

sei venuto a prendermi

seduta così com'ero in terra

in quell'incrocio,

e mi hai stretta

e mi hai detto: impossibile

e mi hai detto: impossibile

facciamo qualcosa?

e poi io ho pensato a tute le birrre

a tutte le cose sbagliate che potevamo ancora fare

a tutte quelle macchine che passavano in mezzo

a quella tragedia appena nata

e non ci credevo

non ci ho più creduto

per un attimo

ho creduto

che tutto fosse venuto lì da noi

solo per fare uno scherzo

che non aveva nessun altro da giocare

e poi ho chiuso gli occhi

e ho pensato: non c'è differenza

se chiudo gli occhi non c'è nessuna differenza tra ora

e cinque minuti fa

prima dello scherzo

e ci ho creduto

e poi tu hai detto che era meglio levarsi

da quella strada

perché poteva essere pericoloso stare lì

in quel punto

e la parola pericolo

applicata ad una strada

mi è sembrata così innocua e benefattrice

che ti ho dato subito ascolto

e poi

e poi abbiamo capito una cosa:

che si continua

e si continua

un occhio

per il tetto rifatto e la cucina nuova

il fegato

per la facciata in calce e il giardinetto

all'inglese

il cuore

per la scala in ferro

battuto

le foto in bagno

e vado a comprarmi un paio di scarpe

col tacco

abbiamo capito che ci vuole più pazienza:

 si calcola lungamente

avanti e indietro la vita

e la si concepisce

e la si misura

non solo in avanti

ma anche indietro

e si fa un gioco così

penoso

di andare a casa a provare

di andare a casa a salutare

a casa

le stesse cose

le più elementari cose del mondo

aprire e chiudere la lavatrice

e dire che è tutto uguale

che è tutto uguale

a prima

che piove.

E se siamo stanchi

dormiamo.

domani? Andiamo al mare

a fare colazione.

quando sono uscita e non ti trovavo

ti ho cercato ma ero sicura che non ti avrei trovato

perché non c'eri

e non era un dramma

se non c'eri

e poi ho respirato un'aria di estraneità

mentre le macchine passavano

le stesse macchine di prima

quando cercavamo parcheggio

ma al negativo

bianche dove erano nere e nere

dove erano bianche

non si capiva

perché non c'eri

eppure era ovvio

tu non c'eri perché quella era

 la scena finale

che poi non si poteva

non si poteva

e allora poi sei comparso

per forza

sei comparso a sciogliere

e sei arrivato

e ci siamo abbracciati in mezzo

che eri tornato a prendemi

per forza. a sciogliere,

a correggere le cose nel senso della vita

perciò sei tornato

per riportarmi in macchina

sulla retta via

da dove non ero -

lungo la deriva perfetta dell'addio,

sei venuto a prendermi

seduta così com'ero in terra

in quell'incrocio,

e mi hai stretta

e mi hai detto: impossibile

e mi hai detto: impossibile

facciamo qualcosa?

e poi io ho pensato a tute le birrre

a tutte le cose sbagliate che potevamo ancora fare

a tutte quelle macchine che passavano in mezzo

a quella tragedia appena nata

e non ci credevo

non ci ho più creduto

per un attimo

ho creduto

che tutto fosse venuto lì da noi

solo per fare uno scherzo

che non aveva nessun altro da giocare

e poi ho chiuso gli occhi

e ho pensato: non c'è differenza

se chiudo gli occhi non c'è nessuna differenza tra ora

e cinque minuti fa

prima dello scherzo

e ci ho creduto

e poi tu hai detto che era meglio levarsi

da quella strada

perché poteva essere pericoloso stare lì

in quel punto

e la parola pericolo

applicata ad una strada

mi è sembrata così innocua e benefattrice

che ti ho dato subito ascolto

e poi

e poi abbiamo capito una cosa:

che si continua

e si continua

un occhio

per il tetto rifatto e la cucina nuova

il fegato

per la facciata in calce e il giardinetto

all'inglese

il cuore

per la scala in ferro

battuto

le foto in bagno

e vado a comprarmi un paio di scarpe

col tacco

abbiamo capito che ci vuole più pazienza:

 si calcola lungamente

avanti e indietro la vita

e la si concepisce

e la si misura

non solo in avanti

ma anche indietro

e si fa un gioco così

di andare ancora a casa a provare

di andare a casa a salutare ancora

a casa

per le stesse cose

le più elementari cose del mondo

aprire e chiudere la lavatrice

e dire che  tutto è uguale

che è tutto uguale

a prima

che piove.

che siamo stanchi e dormiamo.

Che andiamo al mare domani

a fare colazione.

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