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Inserito da piti il Mer, 2009-07-29 00:32
in qualche modo | tutto ha una fine
Comincio dalla fine, poi torno molto indietro, poi proseguo. E’ comunque una storia che sento di dovervi. Se poi vi scoccia, come è assai probabile, lasciatela perdere e compatitemi silenziosamente, o anche ad alta voce. La fine: questa, forse, è la parola che riassume una storia che, con remittenze lunghissime, e’ durata oltre 30 anni, sui miei 48. E la fine è questa: non ce l’ho fatta. Ho fallito: non so davvero per colpa mia o perché un destino strano e ostinato si è implacabilmente opposto. Ma ho fallito. In barba alla mia presunzione. Al mio credere che se voglio niente puo’ resistermi. Il male di noi provinciali è di mancare di senso della misura per scarsità di termini di paragone. E del resto tutte le vicissitudini umane hanno una fine. Che essa sia amara, poco o molto amara, non cambia niente, se non dentro i (a loro volta transeunti) cuori di chi quella fine ha vissuto. Breve antefatto, per i pochi che leggeranno e i molti che non sanno o non ricordano. Da ragazzo, nel 1978, sono stato a Londra e conobbi una ragazza (io avevo 17 anni, lei uno di meno) meravigliosa e me ne innamorai. Partito, ne soffrii, ma credevo fosse finita lì. Tornato in vacanza a Londra nel 1990 con una morosa con la quale stavo da anni, con indicibile sorpresa incontrai per le strade della metropoli inglese la ragazza del 1978, madre e single. Il ricordo, l’emozione e la passione ebbero strada apertissima e ci rimettemmo insieme, per un anno e mezzo, poi la cosa sfumò. L’anno scorso, spinto da sogni cattivi, sono tornato a Londra per una settimana, a cercarla. Non viveva più nella casa di un tempo. Indagai e scoprii da persone che sapevano qualcosa che si era trasferita ad Addlestone un paesino a sud di Londra, e che era tossica in modo molto grave. Ma non la trovai. E fin qui, che mi lesse, sa. Ora, la cronaca di una fine. In ottobre ho superato l’ammissione a un Dottorato di ricerca. Questa cosa mi consente di avere 3 anni di aspettativa pagata dal lavoro, con ampi spazi di autogestione. Del resto, ho partecipato e vinto il Dottorato (anche) per avere modo di cercare quella ragazza, anzi quella donna, con calma. La mia missione, la mia ossessione, il mio incubo, la mi ansia, la mia implosione, la mia dannazione, il vuoto che non colmo mai. Il mio io giovane, se c’è lei. Qualcosa fra Eros e Thanatos, credo. E cosi, a maggio sono tornato a Londra, da dove sono tornato due giorni fa. Quasi due mesi e mezzo. Ho trovato una casa in affitto a prezzo ragionevole, per come possono esserlo i prezzi di quella città. Che io trovo che sia, Londra, l’equilibrio perfetto, come niente altro al mondo (nemmeno New York e Roma, che pure si trovano sul mio personalissimo podio) fra storia, moda, peculiarità, ritmo, identità. C’è tutto, a Londra. E ha un sapore che non c’è altrove. Ich bin Londoner. E poi ho cercato lei. Sono andato ad Addlestone, dove mi dissero che si era trasferita, in Comune, e gli ho detto, Colleghi Compagni Lavoratori, fatemi consultare le liste elettorali. Me le hanno consegnate cartacee e ordinate solo per via, ma lo stesso ho trovato il di lei indirizzo. Ci sono andato. La strada è graziosa e ben abitata. Ma la casa di lei, è spettrale. Erbacce alte quasi due metri, rifiuti buttati nel giardino davanti, la recinzione del back yard sfondata, una casa abbandonata, o di una tossica, penso, proprio come mi avevano detto (sebbene mi fosse sembrato strano). Comunque, penso, un bel passo avanti l’ho fatto. Ho trovato la casa: lei ci tornerà, posso aspettare, sento di avere parecchie frecce al mio arco. Se da una parte non credo in me, quando devo fare qualcosa nella quale non mi calo davvero, dall’altra mi sento fin troppo forte se mi dedico a ciò che mi preme. Se una cosa mi interessa, mi autocompiaccio narciso, ci arrivo a realizzarla, mi dico sempre. Ma non è vero. E’ un misero delirio di onnipotenza di un ometto di mezza età che di grande ha solo i limiti. Qualche giorno dopo, torno sul posto, a Addlestone, sperando che lei sia in casa. Niente. Ma faccio altre tre scoperte importanti. La prima: chiedendo in giro, per i negozi della zona, trovo una botteghina di barbiere, gestita da tipo gentile e simpatico, forse la persona più gradevole incontrata in questa permanenza, che la conosce. Non è tossica (del resto non lo era ancora a trent’anni). E’ alcolizzata, e questo torna alla perfezione. La sua colazione, ai nostri tempi, erano quattro lattine di birra, che lei reggeva come fossero una limonata. In una sera al pub poteva farsi anche sette-otto pints: che sono quattro litri e mezzo. Allora, bella e forte, teneva, ma non sono doti eterne. Mi dice, il barbiere, che è irriconoscibile. Che è svenuta per la strada, anche davanti alla bottega, molte volte. Non sa dove sia adesso, ma dice che c’è un grosso rehab a Chertsey, un paese a due miglia da lì. Potrebbe essere lì. La seconda scoperta è, mi dice il bravo artigiano del capello, che si è sposata e ha avuto una bambina, dieci anni fa. Si è sposata con S., il padre del primo figlio, che conobbi quando lei stava con me, un ragazzo affabile, easy going, che aveva i miei stessi timori, quando ci incontrammo, nei ’90, di trovarsi di fronte a uno straniero violento e animale, e che tirò come me un sospiro di sollievo constatando che eravamo tutto sommato brave persone. La terza scoperta non me la dice il barbiere. La faccio io. Entrato nel back yard della casa di lei, scavalcando la recinzione divelta, mi accorgo che la porta finestra non è chiusa a chiave. E allora entro. E cerco non so cosa. Trovo delle foto nelle loro cornici. Rompo i chiodini che fermano le foto nella cornice e prendo due foto, per guardarle con calma. Vado in un pub e le studio centimetro per centimetro. Una foto ritrae il figlio maggiore, che conobbi bambino. E’ sempre uguale, i capelli foltissimi color pannocchia, la faccia tonda e un po’ buffa, le gambe magre magre. E’ insieme a una ragazza a me ignota, forse la morosa, e a una bambina magrissima: la sorellina, immagino. Nell’altra, un po’ più datata, direi di una decina di anni fa, sempre il figlio maggiore, ma con i genitori: il mio antico amore e il marito, S. Lei è ancora lei, in quella foto, lui ha l’aria di chi è felice di stare con quella donna e quel figlio. Provo una stretta al cuore che mi tramortisce. Era mia, e adesso la spio su una vecchia foto, miserabile guardone. Rispedisco il maltolto, con una lettera di scuse e dei soldi per risarcire le cornici e il gesto sgradevole. Ma non la trovo. Vado al rehab di Chertsey, quello vicino ad Addlestone, è inserito in un grande complesso ospedaliero. Chiedo di lei, ma non risulta nelle directories, né quelle dell’ospedale né del Rehab. Un giorno torno anche dove viveva un tempo, magari, mi dico, qualcuno la ricorda e sa. In fondo a 30 anni viveva ancora lì, avrà pure degli amici. Trovo una vicina della sua ex casa, una tipa atleticona reduce da un tennis a bordo di un supponente SUV (come suppongono gli Inglesi e i loro gadget, dio li stramaledica, i gadget, dico, forse non suppone nessuno) che mi dice la tipa che abitava nella casa che le indico è amica di una che lavora in un negozio di scarpe per bambini poco lontano. Ci vado, con molte speranze, ma è un equivoco. La mia ex vendette la casa nel ’98 a una, che era l’amica della tipa delle scarpe per bambini, e poi ha venduto a sua volta due anni fa la casa a un altro tipo. La tennista ha equivocato e ha pensato parlassi della penultima proprietaria, ma io cercavo, senza saperlo, la terz’ultima. Poi, giorni dopo, un colpo di scena. Torno ad Addlestone, mi dico per l’ultima volta. Mi ero ripromesso di non fermarmi davanti a nulla, ma qui è proprio il nulla che mi ferma. Il problema non sono gli ostacoli. E’ che non ho filo da tessere. Ma, gira e chiedi, chiedi e gira, entro in una agenzia immobiliare. C’è una signora matura, cortese e molto bella. Conosce lei, e il marito. Il quale cerca una casa più grande dove vivere, lui il figlio grande e la bambina, che vuole tenere lontano dalla madre. Che è in cura da qualche parte ma non sa dove. E mi da il cellulare del marito. Amici, riflettete. Io, l’amante di un tempo, persino esibito in giro tra le di lei amicizie (un maschio italiano attira sarcasmi che spesso nascondono, male, un senso di inferiorità sessuale, come noi con i negri) mentre l’ex, che doveva ben amarla, se poi sono sposati, evidentemente rosicava mentre chiacchierava educatamente anche con me. Ecco, quello che io dovevo contattare era lui. Ovviamente, l‘ho chiamato. Voi non sapete l’ansia che provo, a volte, a non avere notizie a vedere a sentire la voce di lei. Impressionante: appena dico che sono P, il vecchio amico italiano di lei, lui mi riconosce senza un secondo di esitazione. Non fui una meteora, penso. Devo essere stato oggetto di qualche discorso, chissà quali… E’ cortese, affabile, non finge le buone maniere, si sente che è così. Mi dice di scrivere a lei, all’indirizzo di Addlestone, che lei certo risponderà e non dice di più. Io penso che mi vuole tenere fuori, mi ha consigliato il recapito di una casa dove non va nessuno, nemmeno lui, se no saprebbe che in quella casa sono entrato, ho divelto le cornici e ho restituito poi le foto e risarcito i danni. Mi indirizza su un binario morto, ignaro che io sapessi che lo fosse, ma è il marito. Un ostacolo che conta, se decide di rappresentare quel ruolo. E poi, ho pur sempre compiuto una violazione di domicilio, lasciando le confessione scritta e firmata nella lettera allegata alle foto restituite. Lui ha di che crearmi delle rogne, se si accorge della mia azione. Ma il giorno dopo, reduce da un giro a Stonehenge (una delle poche cose inglesi più antiche della mia storia), ricevo un sms. E’ il marito di lei, mi dice che due giorni dopo andrà a trovarla e le chiederà se vuole chiamarmi. Io esulto, e tanto. Intanto, il suo interessamento mi fa pensare a una voglia di aiutarmi cui non credevo. E Anna, certo che mi vorrà sentire, penso (vedasi quanto detto sopra sul narcisismo dell’autore). Due giorni dopo, mi metto nelle condizioni per ricevere una telefonata fondamentale. Non prendo il tube: scherma. Non vado in autobus, in strade rumorose, in luoghi affollati: con il rumore di fondo la mia comprensione dell’inglese telefonico precipita. E non voglio orecchie estranee e indiscrete attorno, in una telefonata del genere. Non mi preparo niente da dirle, mentalmente, so che non servirebbe. Parlerà l’emozione, e lei capirà. Giro tutto il giorno a piedi, per parchi e per stradine secondarie e soprattutto silenziose. Una giornata strana, un’atmosfera sospesa come non ricordo di averne mai vissute altre così. Niente. La sera, mi messaggia S. Lei vuole stare sola e non parlare con nessuno, scrive. Non ci credo. Via sms lo ringrazio dal profondo e gli chiedo la sua mail. Mi dice solo Resteremo in contatto. Forse aveva pianificato tutto, fingere disponibilità e poi chiudere a chiave la sua donna. Dagli torto. Io non voglio tornarci insieme, ma lui non lo sa e forse nemmeno conta, anche se lo sapesse, anzi, adesso che lo scrivo mi viene in mente che glielo ho detto che è una cosa d amicizia e identità, vorrei solo abbracciarla. Comunque, lui mi mette in un angolo. Cosa fare per riprovarci senza irritarlo e mandare tutto a monte? Penso, domani sms e lo invito a cena o al pub, mi dirà qualcosa, sapere di più mi fa piacere e magari si tradisce e mi dice qualche informazione da cui desumere dove lei si trovi. Ma Coop voce, il mio gestore, sceglie proprio quei giorni: fuori uso sms e telefono per giorni e giorni, per chi è all’estero. Potrei chiamare S da telefono pubblico, ma io volevo messaggiare, per il modo discreto che mi pare l’unico per aprire l’ostrica. Poi, gli ulti due giorni, Coop voce si risistema, ma ormai mi ha raggiunto un ragazzo, il figlio del mio amico M, cui lascio la casa che ho in affitto. Non me la sento di lasciarlo solo, se cercando S per un incontro, questi acconsentisse e tanto meno posso portarlo con me. Poi, partiva il plane, e ora sono qua, di fianco alla Rocca Sforzesca, come sempre. Dovrei lasciar perdere tutto, ma fa male. E questa storia assurda ha un destino che pare avere una volontà, di mostrare e nascondere a suo capriccio e quasi a dispetto dell’impegno. La trovai senza cercarla in mezzo alla città più grande d’Europa, non la trovo facendo di tutto per incontrarla. Mi ha detto, la signora bella e matura dell’agenzia immobiliare, quella che conosceva la mia ex e suo marito e mi diede il suo numero di cellulare, che S, da sempre gestore di locali pubblici, sta pensando di rilevare un locale altrove, in una cittadina a nord di Londra, che si chiama Colchester. La città gemellata con Imola. Ditemi voi se non. sei fantasticoInserito da freccianera il Mer, 2009-07-29 06:40sei fantastico Pitone, mi hai fatto venireInserito da vespaindiana il Mer, 2009-07-29 09:02Pitone, mi hai fatto venire i brividi. Per complicare, se possibile, la cosa, io abbraccerei te. Forse S diceva la verità,Inserito da maria josé il Mer, 2009-07-29 09:19Forse S diceva la verità, forse Anna davvero non vuole rivederti, te e tutto quello che tu gli ricorderesti. Se davvero ha avuto problemi di dipendenza potrebbe sentirsi troppo debole per affrontare una tale prova psicologica.
E lui mi è sembrato troppo educato a uo tempo , per tirare una cattiveria adesso come quella di mentirti. Quindi, forse vuole davvero proteggerla.
Ma questa , potrebbe non essere The end, forse potresti riprovare a rimetteti in contatto col marito, e fargli capire con delicatezza ( non che non credi che tu sappia muoverti con delicatezza), che hai solo bisogno di sentirtelo dire direttamente da lei, che non vuole più vederti o sentirti. Magari, aggiungendo che non è per mancanza di fiducia, ma per un bisogno di sapere con certezza che lei vive ancora e sta bene. Per non sentirla più un fanstasma dentro di te. grazie, ero certo di trovareInserito da piti il Mer, 2009-07-29 10:57grazie, ero certo di trovare persone in voi persone capaci di parole così buone per me. Scusate la forma del post, tutto in blocco, ma non sono riuscito a copiare il testo dal foglio in word, con paragrafi e tutto, e l'ho dovuto mettere così, un malloppo senza respiro. Se non, se non. Se nonInserito da sgrignapola il Gio, 2009-07-30 08:19Se non, se non. Se non ricontatti il marito ti mandiamo a casa la D'Addario con il registratore nelle mutande. Ho provato rabbia! Poi hoInserito da UNI il Gio, 2009-07-30 11:38Ho provato rabbia! tenterò ancora, in qualcheInserito da piti il Gio, 2009-07-30 14:16tenterò ancora, in qualche modo, forse a distanza, se non avrò ragionevoli garanzie di ottenere l'incontro desiderato. Anche se non so se sia un bene assecondare i propri fantasmi e non liberarsi del proprio passato. Accetto il bacio, con riconoscenza. Tanto lo si può leggereInserito da V il Gio, 2009-07-30 14:44Tanto lo si può leggere solo così, senza staccare gli occhi un attimo. Piti, non lo so. Dici che è la fine, ma non ci credo che dopo due mesi e mezzo di ricerca e di permanenza a Londra tu ti fermi perché Coop Voce non ti fa mandare gli SMS o perché hai un ospite: il peso delle coincidenze glielo dai tu, e adesso sta parlando lo scoramento che t'ha preso (e come non comprenderti?). Io però penso che tu sia un po' test quader anche se non sei reggiano, e che alla fine tornerai là, e la troverai. Cosa troverai là, però, non lo sai: sinceramente, ti chiedo, sei davvero pronto a scoprire che quello che puoi fare forse è solo salutarla, abbracciarla e lasciarla con S.? Che quel vuoto (sempre forse, sempre potrebbe) ce l'hai solo tu ora? Perché quello vorrebbe dire che non c'è fine a questa storia per te, solo un cambio di strada. Ma davvero se la vedessi non sarebbe più un fantasma, come dice MJ? Ma forse tu queste domande te le sei già fatte, e sono io che non ho capito una mazza. Però, come dire, ci sono delle sensazioni che suonano familiari un abbraccio Non per fare sempre quelloInserito da M il Ven, 2009-07-31 09:17Non per fare sempre quello controcorrente ma io onestamente mi butterei tutto alle spalle e cercherei di essere felice. Mi pare che tu sia nelle condizioni di vivere la seconda parte della tua vita pienamente e felicemente per cui io ti direi di sbattertene di tutto e cominciare a godere come un pitone. piti, segui il consiglio diInserito da maria il Ven, 2009-07-31 19:07piti, segui il consiglio di M. Magari lei non ha voluto vederti per vari motivi. E, se ha i tuoi recapiti, saprà raggiungerti con molte meno difficoltà rispetto a quelle che hai affrontato per trovarla. piti, io ricordo la storia,Inserito da blu il Sab, 2009-08-01 09:48piti, io ricordo la storia, la prima volta che tu la scrissi. Ricordati solo però che lei non è più la 17 enne che amasti allora. E' un'altra persona. E se pur il tuo sogno è rimasto inalterato, bello e ideale, potresti imbatterti in una delusione ancor più grande della fine del sogno : scoprire che il sogno non è reale... Te lo dice un sognatore, che ha imaprato da un amico e dalla vita una grande lezione "chi vive sognando muore cagando". Lo sai, una volta da me avresti avuto l' input -e lo hai ancora, in realtà- a non credere all' sms di un pirla, ma a questo punto andare a guardarla, la realtà, dopo che hai fatto tanto. Lotta, per il tuo sogno, piti. Ma sii consapevole, mentre tiri fuori le palle e vai a prenderlo, che potresti trovare una realtà diversa, diversa dalla fine, anche, in cui l' inizio potrebbe non essere quel sogno che coltivi nella tua mente da così tanti anni, e che, nella tua mente, è ovviamente perfetto. Un abbraccio. morire cagando non è poiInserito da freccianera il Sab, 2009-08-01 19:06morire cagando non è poi così male tutto sommato. Intanto vuol dire che hai mangiato e che ti funziona l'apparato digerente, poi la cacca è un contributo di tutto rispetto allo sviluppo dell'umanità, oltre a portare con sé quel sottile piacere liberatorio dell'atto di purificazione. grazie per la partecipazioneInserito da piti il Sab, 2009-08-01 22:35grazie per la partecipazione emotiva sincera, grazie davvero V, spero o speravo che il solo riveverla e riabbracciarla e quindi dandole un volto vero ridimensioni la di lei immagine dentro di me M, forse hai solo e semplicemente ragione, mi dicesti qualcosa del genere un anno fa, e quindi sono giuste anche le parole di maria freccia, sperando o disperando, io colpisco di brutto comunque segnalo, al proposito, l'effetto mamba delle fragole con panna a wimbledon: le mangi, fai sette passi e sei in tazza ho approfittato anche della casa di freud, che avrebbe qualcosa da dire, suppongo, per interpretare questa cosa. Ma come si va bene al'hunterian museum, nothing compares to it un luogo davvero signorile per la bisogna NEIN NEIN NEIN NEIN NEINInserito da Vlad il Dom, 2009-08-02 01:21NEIN NEIN NEIN NEIN NEIN NEIN NEIN!!! Dai retta a me, Piti, non c'è niente che corrode di più di un dubbio. Torna là e vai in fondo a questa storia, ti può fare solo bene, anche se lei sarà una delusione, anche se ti potrà far soffrire se capirai che sotto sotto la donna di cui eri innamorato è ancora lei, ma non puoi riaverla. La gente non può cambiare così tanto, nonostante i problemi e gli eventi della vita. E se tu fossi la medicina giusta per lei, se avesse bisogno di te? (Al marito ci pensiamo noi, dacci l'indirizzo e la Gran Madre provvederà a trovare una soluzione veloce e non troppo dolorosa) |
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Non è la fine questa, non
Inserito da Vlad il Mer, 2009-07-29 01:23Non è la fine questa, non sembra la fine, devi insistere. E' una storia incredibile, da film, ma nei film ci deve essere il lieto fine, anche se sono inglesi.