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Inserito da freccianera il Lun, 2009-01-12 20:19
economia | finanze | gangster | matematica | mestieranti
... la matematica non sarà mai il mio mestiere...
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Inserito da RickHelmut il Gio, 2009-01-08 12:37
Air France | bossi | Englaro | liberisti | libertà
Si autoproclamano liberisti, veri e propri paladini delle libertà individuali. Si definiscono antistatalisti, perché uno stato invasivo, si sa, è roba da comunisti. Eppure, la realtà quotidiana evidenzia tutt'altro. E racconta di una schiera di politici, capeggiati dal Sor Bossi, che un giorno si e l'altro pure "consiglia", si fa per dire, alla Cai di allearsi con Lufthansa e non con Air France, perché, intimano gli antistatalisti, dev'essere Malpensa e non Fiumicino il centro nevralgico del traffico aereo della nuova (si fa per dire anche questo) Alitalia. Una domanda (retorica): ma Cai, è o non è privata? E visto che lo è, saranno cazzi suoi con chi vuole o non vuole allearsi e dove vuole o non vuole concentrare il suo business?
Inserito da freccianera il Mar, 2009-01-06 09:17
mario magnotta è morto
Siamo nei primi anni ottanta, un paio di studenti buontemponi viene in possesso di una bolla d'accomapgnamento abbandonata in un vecchio cassetto. Si tratta della consegna di una lavatrice marca San Giorgio. I due conoscono l'acquirente, è un bidello un po' singolare di nome Mario, Mario Magnotta. Questi pochi elementi e la burla inizia. Il poveretto viene messo in mezzo ad uno degli scherzi telefonici meglio riusciti della storia. Per anni le registrazioni delle telefonate tra i vari personaggi della trama burlesca e Mario, circolarono per scuole e università, prima su vecchi nastri, poi via via nella memoria di silicio degli hard disck.
Inserito da RickHelmut il Ven, 2009-01-02 16:34
carne | Daniele C. | Lazio | Roma
Adoro mangiare la carne. Abbacchio, maiale, manzo, coniglio. Si sposano alla perfezione con il vino rosso, che amo, e poi, detto tra noi, il pesce mi fa cagare, è roba da rattrappiti. Giro in macchina, con la mia Bmw, non perché non ci sia un’altra soluzione, ma perché i motociclisti, io, li stenderei tutti sull’asfalto. Tifo Roma, la sola, unica squadra della capitale, e vista la mia mente fortemente matematica, adoro la logica e tuttto ciò che si basa sui numeri. Ovvero la vita stessa. Fumo, rotto, scorreggio in libertà. Sono eterosessuale e ai froci, beh, ai froci vorrei dare un solo consiglio: levatevi di culo (l’avete capita, eh?). Mi vesto di nero, mi piacciono le bionde, detesto i bambini e la mia casa è tutta bianca. Dimenticavo: mi chiamo Daniele C.
Inserito da freccianera il Mer, 2008-12-31 20:04
miss onestà
Dunque, la miss onestà. Insomma, si è parlato con una certa enfasi di una certa cassiera di supermercato, che ha portato ai cc un contenitore con 145mila euri in assegni e 15mila euri in contanti. Ci sta proprio bene col clima natalizio, tutti più buoni, l'animo nobile degli italiani, e cazzate del genere. Che brava, che nobile, che eroina! Queste però sono favolette da propaganda di regime, facciamo mente locale.
Inserito da freccianera il Lun, 2008-12-29 12:35
distruzione | gaza | israele | morte | problemi dei canili malfamati
di Mustafa Barghouti Ramallah, 27 dicembre 2008. E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Inserito da freccianera il Ven, 2008-12-26 22:53
lupi | zilvio e balletti vari
Scusate, non ho molte parole, non riesco proprio ad averle più le parole. Mi hanno proprio disarticolato la mascella, smontato i canini, scarnificato la lingua, segato i tendini e scordato le corde. Non riesco a dilungarmi in grandi analisi, ho solo sentito Lupi (un tipo gommoso che dovrebbe essere una delle più alte cariche dello Stato), dire che la "riforma delle intercettazioni" è un passo fondamentale per cambiare questo paese. Ho poi sentito ribadire il concetto dal capo dei gommosi in persona, il quale ha sostenuto pubblicamente che il 2009 sarà un anno orribilis, ma bisognerà cominciare dalla "riforma delle intercettazioni" per uscire dalla crisi.
Inserito da V il Mer, 2008-12-24 10:53
quali parole?
Mettetevi comodi, appozzatevi con l'amaro e lasciate che l'abbiocco fluisca. Se vi va, però, cercate di mantenere una palpebra semiaperta: vi racconto la storia di uno che conosco. Uno che forse è un amico, o forse no, perché non so se uno che si permette di incasinarti la vita e poi ti lascia lì a fare i conti con le conseguenze possa essere definito un amico. Questo tizio credeva che crescere fosse una cosa per professionisti, fuori della sua lega. Anzi, siccome era un fanatico delle citazioni, spesso diceva che quello che faceva lui non era lo stesso campionato, non era lo stesso campo da gioco e non era nemmeno lo stesso fottutissimo sport. Forse perché assumere una responsabilità gli riusciva più difficile che ad un call-center assumere a tempo indeterminato, forse perché sentiva sempre che gli sfuggiva qualcosa, forse perché semplicemente attendeva che qualcosa succedesse, nonostante la sua indolenza non gli permettesse nemmeno di pensare che nel far succedere qualcosa poteva essere utile un suo contributo. Tuttavia, alla fine, qualcosa era successo. Coi dubbi, con un qualche rimpianto lasciato qui e là, con la sensazione persistente che sì, chissà cosa mancava, ma tanto sarebbe mancato sempre anche se a dire la verità non mancava niente, il mio amico aveva cominciato a pensare di poter giocare coi grandi. Niente progetti di Champions, ecco, però gli sembrava che una salvezza decorosa fosse alla sua portata. Un po' di sconfitte previste, qualche vittoria insperata e l'idea di andare avanti, pareva che finalmente procedesse verso una meta, anziché sbattersi in giro a caso sperando di incocciare in una botta di culo. Solo che, per chi è abituato ad attendersi tutto pronto in virtù di misteriosi talenti così ben nascosti da non essersi mai visti, i sacrifici senza premio immediato sono quasi inconcepibili. Per cui stringeva i denti, ma sempre un po' più sfiduciato e più stanco: cominciava a cercare colpe in chi gli stava vicino, pur di non doversi dare una mossa. Così, la vita proseguiva, logorandosi un po' per volta, esaurendo quel po' (quel tanto) di buono che c'è in una successione di giorni sospesi in attesa di tempi migliori. Ovviamente, questi sono i momenti in cui il tenere lo sguardo basso ti impedisce di accorgerti del camion che ti sta per investire. Se poi i camion sono belli da farti male, anche quando te ne accorgi non puoi che star lì, come un gatto in attesa di essere colpito. Una cena con amici, e succede che dopo tre anni rivedi quella che all'epoca era stata - non ha importanza cos'era stata, tanto l'avevi derubricata a "sindrome da ultimo bacio". Il povero coglione pensava di essere da un'altra parte ormai, così non gli era parso rischioso darle un passaggio. Si sbagliava: era fuoco, era quel grumo impastato di paura e desiderio che si blocca lì, tra il torace e la bocca dello stomaco, era filo spinato attorno alle viscere, erano il senso di colpa ed il fregarsene ed il senso di colpa di nuovo e la speranza che ogni volta fosse l'ultima volta ed il terrore che fosse l'ultima volta per davvero, e la consapevolezza che non c'era possibilità di scendere da quell'ottovolante senza farsi male. Ma l'euforia della corsa era troppa, quel senso di onnipotenza che coglie vicino ai limiti: in equilibrio su un castello di carte di bugie, continuava a rischiare, trascurando il lavoro, guardando la sua solita vita come si guarda una di quelle scene di film inglesi in cui i protagonisti interagiscono meccanicamente e tu pensi "per fortuna non è la mia, ma come hanno fatto a ridursi così?". Intanto, poco per volta, tutte le sue remore si staccavano, le resistenze cedevano, i fattori razionali perdevano di evidenza: ciò che fino a quel momento aveva costruito gli sembrava risibile, al confronto di quello che sarebbe potuto, avrebbe dovuto essere. Di solito queste storie finiscono che lui si fa beccare, si rende conto di cosa vuole davvero, implora perdono e poi chi lo sa. Stavolta è andata diversamente. Da un giorno all'altro, senza preavviso, s'è trovato a subire quello che lui tante volte aveva scelto come uscita d'emergenza dalle situazioni: la fuga con disonore. Fine delle trasmissioni, come manco le tv private della sua infanzia, nessuna risposta, niente. Il telefono senza suoneria, perché prima era meglio non farsi sentire e poi richiamare al momento opportuno, diventa un modo di illudersi che magari, guardando distrattamente lo schermo, ci sia un segno di vita di cui non era possibile accorgersi prima. L'importante è non dover essere costretti ad ascoltare il silenzio, in attesa di un suono che non arriva. Dare fondo a tutto il repertorio di insistenze, umiliazioni, sorprese accolte - quando va bene - con imbarazzo, autocommiserazioni è venuto di conseguenza, con la differenza che ora l'esperienza insegna che niente di ciò serve davvero, se non a stare un po' peggio subito dopo. Ora non gli resta che andare a recuperare sul marciapiede i cocci della vita vecchia, che aveva buttato giù dal balcone in un anticipo di Capodanno, rattopparla in modo che non se ne accorga nessuno e provare a farla funzionare di nuovo, perché non ha il coraggio di restare senza niente: chissà, magari col tempo, a guardarla da un po' più lontano, le crepe si vedranno un po' di meno. Buone Feste
Inserito da RickHelmut il Mar, 2008-12-23 14:01
mostri
Più li guardo, questi mostri del terzo millennio, e più mi convinco che invece di rifarsi occhi, labbra, zinne, pancia, culo, zigomi, guancie, capelli e chi più ne ha più ne metta, dovrebbero intervenire sul cervello. Radicalmente. http://seidimoda.repubblica.it/fotovideo/home/4157796 Possibile, santa cunegonda, che non si rendano conto di essere diventati degli scherzi della natura? Ma in che cazzo di specchi si guardano, questi qui?
Inserito da freccianera il Lun, 2008-12-22 14:55
giustizialismo | Ivan Scalfarotto | Michele Dalai | morale | Pippo Civati | questione | regole | rispetto dei cittadini
Per poter entrare a far parte dello staff di Obama bisogna rispondere a 63 domande molto precise sulla propria carriera, gli incarichi ricoperti, le partecipazioni a società, gli elementi di un possibile conflitto di interessi, le proprie attività in ambito associativo, sindacale, di categoria. Informare circa le proprie attività finanziarie, le proprietà di cui si dispone, la propria situazione fiscale (ed eventuali mancanze e debiti contratti e multe ricevute), gli eventuali procedimenti amministrativi o legali nei quali si è (o si è stati) coinvolti. E ciò vale per sé e per la propria famiglia, a cominciare dalla propria compagna o dal proprio compagno. Domande che riguardano anche le modalità di assunzione della persona che aiuta in casa, sia una colf o una badante, il rispetto del pagamento dei contributi dei dipendenti, il possesso di armi. Un'autocertificazione di grande serietà, in cui indicare tutto di se stessi, per evitare che l'amministrazione eletta sia in qualsiasi modo toccata o messa in imbarazzo. Ora, non è probabilmente il caso di passare dal modello del «non fa niente» attualmente vigente in Italia a domande così numerose, ficcanti e circostanziate. Ma non sarebbe male introdurre un piccolo codice etico di ingresso, con informazioni da rendere note al partito che ti candida e agli elettori che ti sceglieranno (soprattutto se le liste, come nel caso delle politiche, sono bloccate). Cinque cose da dichiarare, perché tutti sappiano chi votano e di cui chi si candida si assume tutte le responsabilità. Cinque regole per non avere imbarazzi, né da parte del candidato, né da parte degli elettori. Per esempio queste: E' il caso di ricordare che gran parte di queste informazioni sono date dagli eletti all'ente pubblico di riferimento, e che questi dati sono pubblici e accessibili. L'evoluzione migliore sarebbe quella di produrre questa documentazione all'inizio della vicenda elettorale, perché non vi siano sorprese per nessuno. Un'anamnesi preventiva può evitare spiacevoli complicazioni dopo il voto. |
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