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Inserito da Slowhand il Mer, 2008-06-11 09:33 | | |

Viste le altre otto, aumenta il rimpianto per un sorteggio sfavorevole. La Spagna sembra un gradino sopra, ma ha giocato contro una Russia fantasma. Idem per la Svezia, poca cosa, vittoriosa solo grazie alla pochezza della Grecia. Francia in bambola (con Henry e Vieira sarà un'altra musica? Forse, non è che nelle ultime uscite entusiasmassero...), Romania che si chiude bene ma nonostante Mutu non segna neanche se gli avversari escono dal campo. Insomma, nonostante tutto, si potrebbe ancora far bene, tutto sta a mettere ordine in casa nostra.

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Inserito da Slowhand il Lun, 2008-06-09 07:39 | | |

Dalla giornata di ieri, si evince che i tedeschi, per vincere, hanno bisogno dei polacchi, e viceversa (ma era già successo, a tutt'altro livello).

Viste metà delle squadre dell'Europeo: consueta Germania compatta e efficiente, il Portogallo fa come sempre brillante possesso di palla... in orizzontale. Repubblica Ceca da rivedere, la Turchia corre e stop, il resto vale si e no la serie A italiana. Aspettiamo stasera, ma alla luce di quello che è successo finora si può ben dire che abbiamo avuto un sorteggio assai sfigato. Speriamo che alla fine lo pensino gli altri. 

» 24 commenti | letto 353 volte
Inserito da piti il Sab, 2008-02-02 10:51 | | |

Cari Ociani di terra, di aria e di mare, preso spunto da un post di Viss su MN, che ho commentato, ho deciso di elaborare una summa del mio pensiero macroeconomico su questi anni (che non sono quelli di Happy Days e di Ralph Malph) e che invio anche al settimanale locale di Imola. Poi, per un pezzo, parlerò solo di figa calcio scoregge e modi in cui cucinare la sogliola.

Spettabile direttore,

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Inserito da Slowhand il Gio, 2007-11-15 12:07 | | |
Il mio primo pensiero va alla famiglia di Gabriele. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma –se mai capiterà che qualcuno di loro legga, o venga a conoscenza di queste righe- vorrei che sapessero che anche io, come tutte le persone sane di mente che sono rimaste in questo disgraziato Paese, sono loro vicino in questo triste momento di dolore. Nulla, al mondo, è più sconvolgente di una madre che vede seppellire il proprio figlio; tanto più se questo accade non per una fatale e magari inevitabile causa naturale, ma per la sciagurata azione violenta di un altro uomo. E proprio da questa triste consapevolezza vorrei partire per cominciare una riflessione un po’ più ampia.
Cominciamo dicendo che il fatto che a morire sia stato un “tifoso che seguiva la squadra” è stato, per ciò che a oggi si sa di come si sono svolte le cose, del tutto casuale: a morire avrebbe potuto essere un rappresentante di commercio, un'impiegata in gita domenicale, Marchionne che provava la Ferrari appena riparata. E però questa casualità ha generato una serie di reazioni inconsulte che hanno riportato la morte di Gabriele Sandri nel mondo che –indirettamente- l’aveva generata, e cioè quello del tifo “ultrà”.
A un primo sguardo, le responsabilità dell’accaduto vanno ascritte al comportamento inspiegabile e inescusabile di un soggetto che ha usato in modo scriteriato l’arma di cui era dotato; e questa, in effetti, è la causa ultima e diretta. Ma viene immediatamente da chiedersi se quel soggetto sia stato colto da una altrettanto inspiegabile crisi di panico o di chissà cosa, o se –semplicemente- fosse inadeguato a svolgere il compito che gli era stato affidato. Inadeguatezza che potrebbe dipendere sia dal carattere del soggetto stesso (è un “rambo” che ritiene che con la pistola si possa risolvere ogni situazione? E’, invece, al contrario, una persona impressionabile che può perdere il controllo dei propri nervi?) sia da cause che riguardano i suoi mandanti (se, semplicemente, fosse non adeguatamente addestrato alla gestione della situazione che si è trovato ad affrontare? E se è un violento, o se è fragile, nessuno se ne è mai accorto, prima? Nessuno vigila sulla “tenuta” psicologica dei tutori dell’ordine? Chi lo ha messo lì, e perché?).
Che queste domande non siano del tutto prive di significato lo dimostra la “strana” modalità con la quale i fatti sono stati comunicati dalle strutture della P.S. al ministero e all’opinione pubblica: per quanto certe difficoltà, nell’immediato, siano comprensibili, resta il residuo sospetto di una certa reticenza volta a “chetare, sopire…”, fino a dove possibile, il clamore che la vicenda era inevitabilmente destinata a suscitare. Certo, sono ravvisabili delle "difficoltà oggettive", delle giustificate cautele per la gestione dell’ordine pubblico; e tuttavia resta il dubbio che, sia pure solo per un paio d’ore, un non meglio identificato “qualcuno” abbia tentato di alterare e confondere il quadro degli avvenimenti, per rendere meno pesante la posizione dell’agente che ha sparato e della forza pubblica in generale.
Precisato che sulle forze dell’ordine ricade comunque, in ogni modo la principale responsabilità diretta della assurda morte di Gabriele Sandri, mi sembra sia il caso di riflettere non solo sul singolo episodio, ma anche sul “quadro generale” che a quell’episodio ha condotto; e cioè, alla triste realtà che la domenica pomeriggio alcuni “spazi” delle nostre città e delle nostre strade devono essere presidiati neanche fossimo a Gaza o a Baghdad; che piazzole autostradali e raccordi, treni, bus, e a volte interi quartieri cittadini sono zone “a rischio”, dalle quali un comune cittadino interessato al mantenimento della propria incolumità fisica fa bene a tenersi lontano.
In tale stato di cose, le forze dell’ordine sono costrette a ricorre a ogni risorsa, per sorvegliare ogni spazio potenzialmente pericoloso e fronteggiare le eventuali emergenze; ma questa non è certo colpa loro, visto che esistono branchi di violenti organizzati, che coscientemente e deliberatamente cercano lo scontro fisico e i disordini di piazza. Ma la domanda è: ci vuole davvero così tanto, a identificare e punire questi elementi? Chi li copre, chi li fomenta, chi li usa? Ci sono forse (come, almeno nel caso degli incidenti serali di Roma, sembra possibile) moventi e organizzazioni che col calcio nulla hanno a che vedere? Perché, se è così, non bisogna fermare il campionato: bisogna fermare l’Italia, o quanto meno mettere in condizioni di non nuocere quella parte di italiani che vuole prevaricare un popolo intero.
Si è detto che la morte di Gabriele Sandri non c’entra niente con il calcio; ed è almeno in parte vero; ma allora perché dal mondo della “tifoseria organizzata” è partita subito, unanime, una reazione assurda e incivile? Sandri era un tifoso, non un “ultrà”; un ragazzo con la passione per il calcio, non un facinoroso che armato di coltello andava in giro a cercare “nemici” da sconfiggere.
La risposta più probabile mi sembra possa essere distinta in due parti:
1)      esistono meccanismi di “appartenenza” che, più che una squadra o un club, riguardano un humus anarchico, “anti-sociale”; per quanto Gabriele Sandri ne fosse al di fuori, la sua identificazione come “tifoso” (e sarebbe il caso anche di riflettere quanta responsabilità hanno avuto i media, nel diffondere la notizia con un certo taglio ben definito e, in fondo, immotivato…) e la sua notorietà li ha immediatamente fatti scattare, compattando il “gruppo” di coloro che nel tifo violento manifestano la loro propensione “rivoluzionaria” ed eversiva; parola, quest’ultima, da intendersi non nel senso classico di “rivolta politica”, ma come “rifiuto delle forme organizzate della convivenza civile”, generato però da cause del tutto personalistiche, che magari trovano alimento in certe correnti ideologiche o politiche ma che sono generate fondamentalmente da disagio sociale individuale, che riconosce altri disagiati come “simili”, e vede al contrario le ordinarie forme di svolgimento della vita sociale come un nemico da combattere per salvarsi.
2)      Esistono però dei “mandanti”, degli “elementi pensanti” che sanno come alimentare e sfruttare questa propensione alla violenza, incanalandola e dirigendola secondo proprie finalità; e non sto parlando dei capi ultrà (che, se mai, sono un tramite), ma di personaggi di genere più vario: elementi interni alle società di calcio, elementi esterni legati a interessi economici e commerciali, non escluso persino qualche attivista politico di rango più o meno elevato.
Ed è secondo me da ricercarsi in questa doppia risposta la motivazione della differenza che ben si poteva vedere, domenica sera, tra la reazione “spontanea” degli ultrà di curva (svoltasi secondo forme ormai consuete, in ambito ristretto allo stadio di calcio, con finalità limitate a un obiettivo immediato e circoscritto) e le scene di vera e propria guerriglia urbana cui si è assistito a Roma, con gruppi dall’organizzazione para-militare che davano l’assalto alle caserme di Polizia e Carabinieri, giungendo addirittura a “sfidare” il “mitico” Reparto Celere.
Posso dirla, fuori dai denti? E’ vero, come dice il ministro Amato, che la (non) reazione delle forze dell’ordine è stata encomiabile; e che, se davvero –come ipotizzavo prima- certi movimenti sono eterodiretti, si è fatto bene a evitare lo scontro di piazza. Ma nulla può vietarmi di pensare che se, invece, le forze di polizia avessero agito in modo più diretto e violento, oggi forse –almeno qui a Roma- il fenomeno “ultrà violenti” sarebbe in buona parte risolto; scomparso assieme alle illusioni di chi, per fini soltanto suoi, vuole destabilizzare l’ordine pubblico facendo leva sulla violenza ignorante di duecento disadattati che sanno manifestare la loro esistenza soltanto brandendo un coltello o una spranga, come cavernicoli di ritorno. Il cittadino delega allo Stato l’uso della forza, e lo Stato la proibisce al cittadino assumendosi la responsabilità della sua protezione; ma è lecito chiedere, da cittadini, che quando è necessario (e l’altra sera a Roma lo era senz’altro) lo Stato di questa forza faccia uso.
Lo so, non sembra questo il modo migliore di rendere omaggio alla memoria di Gabriele Sandri. Eppure, dietro alla canna della pistola di un poliziotto che ha sparato, io continuo a vedere tante mani, che non indossano certo una divisa, e che evidentemente non si vuole colpire. Così, mentre –come tutti- chiedo verità e giustizia, desidero che questa giustizia colpisca fino in fondo: non solo chi ha colpevolmente usato un’arma che non doveva neanche essere estratta dal fodero, ma tutti coloro che hanno contribuito a fare sì che un ragazzo di ventotto anni morisse in modo incivile prima ancora che assurdo, una domenica mattina, sull’autostrada. E, da una parte come dall'altra, sia in chi indossa una divisa sia in chi brandeggia una spranga, sia in chi si nasconde dietro una cravatta, non basta partecipare a un funerale per lavarsi la coscienza.
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Inserito da Slowhand il Mar, 2007-10-23 09:12 | | | |

 

Ha iniziato Swami, poi c'è stata Chanel, ora è arrivato Tobias
Gigi, fa' un favore: tu, che sei sempre stato uno con un carattere forte, rompi questo conformismo da parvenus piccolo borghesi, e fa' una scelta rivoluzionaria: chiamalo Giuseppe. Vedrai, te ne sarà grato per tutta la vita.

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Inserito da Slowhand il Lun, 2007-07-23 11:26 |

Sono rimasto a Roma, questo WE, e non mi è parso di notare striscioni di protesta, né cortei spontanei. Il tasso dei suicidi -a quello che dicono- è rimasto lo stesso, e non ho notizia neanche di clamorose e pubbliche scene di disperazione.

Insomma, la città più disincantata del mondo ha accolto con il debito menefreghismo l'addio di Francesco Totti alla Nazionale. E con altrettanto debito menefreghismo, a parte le solite dichiarazioni di circostanza -in verità neanche tante, l'annuncio che avrebbe voluto essere clamoroso (e, checché se ne dica, anche polemico) è stato accolto dagli organi ufficiali che avevano chiesto di mettere un punto a una situazione che ormai stava precipitando nel ridicolo.
E il mondo continuò una riga più in basso.

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Inserito da Slowhand il Lun, 2007-04-30 10:20 |

Tra le tante storie del calcio romano, da più di vent'anni se ne racconta una che oggi mi piace ricordare.

Campo Tre Fontane (a Trigoria, allora, non c'era manco il cimitero. Oggi ce ne sono due... vabbè, la faccio finita): l'allenamento prevede l'incontro tra la squadra titolare e le riserve, completate da qualche giovane della Primavera. A metà della partita Sebino Nela (uno che non smetteva di combattere -sportivamente parlando- neanche sotto la doccia, roba che Gattuso a confronto è un simpatico bobtail) sbuffa e va verso gli spogliatoi. "A Miste*, così nun vale, quello para tutto".

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Inserito da freccianera il Sab, 2007-02-03 05:55 | |

Perché mai questa dovrebbe essere una volta delle tante in cui si fanno capriole di cordoglio, ci si riempie il cavo orale di banalità, si mandano i rappresentanti delle istituzioni al funerale e poi buonanotte, si ricomincia da capo?

Perché mai questa non potrebbe essere la goccia che fa colma la misura, e dalla quale, e dopo la quale, una nuova sequela di eventi non banali prende corpo per dare un taglio al monotono ripetersi dell'assurdo?

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Inserito da ricchiuti il Mer, 2007-01-17 16:36 |

Moratti si sta lamentando che la cosa del bilancio truccato stia occupando un rilievo eccessivo sulla stampa nazionale.
In fondo, tutto questo rumore, dice Moratti, per il calcio, non è cosa da paese civile.
Candido Cannavò, Bonini, e d'Avanzo Paolo Liguori hanno appena solidarizzato, si, indegno d'un paese civile far finire il calcio sui Corrieroni della sera, quella cosa sciocca e un pò da figli di ferrovieri, un imbroglio consapevole soggiunge Liguori strizzando l'occhio e ritirando fuori che Lima (quello della Roma) era molto meglio di Bobbio, una sentìna di vizietti pubblici irrilevanti persino per la Procura di Cosenza sostiene Bonini, meno gravi di una Gregoraci risponde d'Avanzo, in fondo sò ragazzi gorgheggia Candido, far finire il calcio sui Corrieroni della sera addirittura.

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