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Inserito da Slowhand il Mar, 2008-03-04 12:23 | | | | | |

 

"Neanche la finale di Sanremo è riuscita a superare il tetto dei 10 milioni di spettatori. L'ultima serata del Festival, che ha laureato vincitori Giò Di Tonno e Lola Ponce, è stata seguita da 9 milioni 641 mila telespettatori, pari al 39,47% di share nella prima parte, e da 6 milioni 923 mila nella seconda, con il 52,89%: ancora una volta un record negativo per l'era Auditel. In totale 2 milioni e 767mila spettatori e quasi il 10% di share in meno rispetto all'anno scorso. 
...

Ieri sera l'ascolto medio della serata finale è stato del 44,90% con 8 milioni 124 mila spettatori, mentre la media delle cinque serate del festival ha fatto registrare uno share del 35,44% con 6 milioni 612 mila spettatori. Il picco in termini di share (74,54%) è stato raggiunto all'1.20 durante la proclamazione dei vincitori; la punta massima in valori assoluti si è toccata alle 22.30 durante la clip del film di Carlo Verdone: a vederla sono stati in 11 milioni 656 mila. Nel 2007 la finale del Festival di Pippo Baudo e Michelle Hunziker aveva ottenuto 12 milioni 408 mila telespettatori pari al 48,78% di share nella prima parte e 9 milioni 143 mila con il 61,67% nella seconda. La media ponderata era stata del 54,27%."

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Inserito da Slowhand il Ven, 2008-01-25 08:55 | | | |

 

Ah, tra Gaza e l'Egitto c'era un muro? Non lo sapevo, giuro. Ma che ci stava a fare?

» 5 commenti | letto 187 volte
Inserito da Slowhand il Mar, 2008-01-15 09:29 | | | | |

Non sono di molto tempo fa le preoccupate inchieste sulla "fuga di cervelli" che da tempo affligge le nostre università e strutture di ricerca. Tante domande, tante ipotesi: ma la risposta era (ed è) sotto gli occhi di tutti: come potrebbe, un "cervello" giovane, magari ricco di speranze e talento,  essere gestito da uno come il professor Frova? Un "professore" che, chiamato per ignoti meriti a ricoprire una cattedra in una università (finora) prestigiosa, ignora che essa è stata fondata -ohibò- da un Papa (per la cronaca, il vituperato Bonifacio VIII), e si adopera perché al suo successore non sia concesso di parlare, in nome di una dichiarazione che cita senza aver letto (e se l'ha letta è anche peggio, perchè non l'ha capita...).

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Inserito da Slowhand il Mer, 2008-01-09 11:13 | | | | |
Tutti i blogger sanno che ci sono post più difficoltosi da scrivere: come questo. Nel mio caso, il motivo è da ricercarsi in quella antipatia che, da sempre, provo per le polemiche inutili, per i confronti “a schieramento”, per quei dibattiti in cui, dopo che uno dei due polemisti ha demolito ogni argomento dell’altro dimostrandone la falsità / inconsistenza / illogicità / irrealtà, ecc.

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Inserito da Slowhand il Mar, 2007-12-11 15:21 | | | |

 

Scrive, su Effedieffe del 2/12, Maurizio Blondet:

E già che ci siamo, vi diamo un'altra notizia a sfondo religioso che sarà sicuramente censurata.
Questa, che è stata diramata dal Catholic News Service: «Un libro rilegato con la pelle di un gesuita sta per essere messo all'asta in Inghilterra» (2).
Avete capito bene.
Il gesuita trasformato in rilegatura si chiamava padre Henry Garnet, ed era forse il generale dell'ordine nell'Inghilterra del 1605, all'epoca del «Complotto delle Polveri», lo storico e falso attentato alla vita del re Giacomo I di cui i protestanti approfittarono per massacrare i «papisti»: almeno 70 mila cattolici furono sterminati.
L'accusa era di aver cercato di far saltare in Parlamento britannico con 36 barili di polvere da sparo, scoperta in tempo, per vendetta contro Giacomo I che aveva promesso di porre fine alla persecuzione dei cattolici e non aveva mantenuto la promessa.
Secondo la versione oggi ammessa, Giacomo meditava lui stesso di tornare, e far tornare la Corona, sotto la Chiesa, e ne fu impedito dalla «scoperta dell'attentato» contro di lui (un altro antecedente dell'11 settembre).
Fatto sta che padre Garnet, che era confessore di alcuni dei congiurati ma negò la sua partecipazione al complotto, fu condannato ad essere impiccato, «tratto» (ossia trascinato da cavalli) e «squartato» (due tiri di cavalli avrebbero dovuto smembrarne il corpo, tirando da una parte e dall'altra).
L'esecuzione del martire ebbe luogo il 3 maggio 1606 davanti alla cattedrale di San Paolo a Londra. Dalla folla, diverse persone impedirono al boia di squartarlo da vivo; alcuni si appesero alle sue gambe per affrettarne la morte da impiccagione, onde preservarlo dagli orrori dello squartamento. Forse erano cripto-cattolici che si fecero coraggio, in quella che fu una delle pagine peggiori, quasi staliniane, della storia inglese.
La sua pelle fu conciata e servì a rilegare il libro oggi messo all'asta dalla Casa d'Aste Wilkinson nel Doncaster.
Stampato da Robert Barker, lo stampatore reale, il libro racconta il processo e l'esecuzione del gesuita, come spiega il titolo: «A True and Perfect Relation of the Whole Proceedings Against the Late Most Barbarous Traitors, Garnet a Jesuit and His Confederates».
Sid Wilkinson, il banditore della casa d'aste, ha spiegato come appare il volume: «La copertina è un po' sinistra, perché la pelle vi appare con molte pieghe e macchie, e si capisce che viene da una testa barbuta».
Ha aggiunto che era frequente, all'epoca, rilegare gli atti dei processi con la pelle dei condannati liquidati.
«Cose del genere si trovano nei musei».
Cominciava la civiltà occidentale sotto egemonia anglosassone.
Ma i media non ve ne parleranno.
Parleranno invece dei crimini dell'Inquisizione.

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Inserito da Slowhand il Gio, 2007-07-19 08:19 | |

Se la compagnia aerea "di bandiera" di uno dei paesi più visitati al mondo ha problemi economici che la portano a perdere un milione di euro al giorno, un motivo ci sarà, e anzi sarà ben più di uno.
 E' voce comune che a causare la crisi sarebbero i privilegi di cui godrebbe lo sterminato personale di Alitalia (soprattutto quello di volo); ma, a onor del vero, bisogna dire che negli ultimi anni la situazione è cambiata parecchio, e anche se permangono alcuni problemi "strutturali" (quali la sovrabbondanza di personale, la eccessiva sindacalizzazione dell'azienda e una gestione poco attenta all'efficienza), e sacche di privilegio (soprattutto per il personale di volo), i dipendenti di Alitalia oggi non sono più quei fortunati (e raccomandati) satrapi di cui favoleggiano barbieri e fruttivendoli, sognati da commesse desiderose di promozione sociale.
E' molto comodo additare alla pubblica opinione la "responsabilità" di una categoria destinata ad attirarsi antipatìe tali da giustificare feroci rivalse. La crisi di Alitalia, però, ha cause ben più gravi e profonde che non i giorni di riposo delle hostess o gli alberghi dei piloti; e non si tratta di cause venute alla luce negli ultimi sei mesi, dato che sono almeno dieci anni che la compagnia subisce scelte manageriali e politiche azzardate e quantomeno discutibili.
Personalmente, sono convinto che la decisione (dovuta esclusivamente a interessi politici localistici di... bassa Lega) di aprire un secondo hub a Malpensa sia stata il colpo di grazia; ma gli strapagati supermanager che si sono succeduti alla guida di Alitalia non hanno certo brillato in acutezza nelle loro scelte strategiche e amministrative (a loro parziale, parzialissima giustificazione, bisogna però tenere conto del fatto che si sono trovati davanti a un fronte sindacale compatto e deciso nel condurre Alitalia al suicidio).
Non era difficile, quindi, prevedere che, davanti a un'azienda in stato di coma, con una situazione "tecnica" e ambientale assai complicata e con tutti i "paletti" messi dalla politica, nessun imprenditore sano di mente avrebbe mai accettato di accollarsi Alitalia, strapagandola ben oltre il suo valore effettivo e senza nessuna possibilità di intervenire tagliando i rami secchi.
Vie d'uscita, a questo punto, se ne vedono poche: il fallimento, la chiusura, la cessione a privati "senza condizioni"; comunque vada, l'azienda ne uscirà parecchio ridimensionata. E se buona parte dei lavoratori pagherà di persona l'ottusa e irragionevole ostinazione a voler difendere clientelismi e privilegi del tutto fuori luogo, la consapevolezza che i responsabili principali di questo sfacelo la faranno franca, continuando a pontificare da strapagate poltrone pubbliche e private (magari millantando la bontà della politica aziendale da loro perseguita...), beh, un po' mi fa incazzare. Anzi, mica solo un po'.

» 2 commenti | letto 364 volte
Inserito da Slowhand il Gio, 2007-05-24 11:33 | | | |

Se uno leggesse in un libro di storia che fu Togliatti a consigliare a Lenin di fucilare lo Zar con la sua famiglia, probabilmente, placato l’attacco di risa, avrebbe di quel libro di storia una pessima impressione, e si guarderebbe bene dal consigliarne la lettura. Ugualmente, un critico letterario che parlando dei “Promessi Sposi” sostenesse che la storia comincia sul lago di Garda perché così scrive il Manzoni perderebbe ogni autorevolezza precedentemente guadagnata.

» leggi tutto | 28 commenti | letto 896 volte
Inserito da Slowhand il Lun, 2007-05-07 11:12 | | |

Noblesse oblige: nella patria della grandeur per convincere gli elettori la reale era poco, l'imperiale avrebbe funzionato meglio.

» accedi o registrati per inviare commenti | letto 490 volte
Inserito da Slowhand il Mer, 2007-05-02 07:37 | | |

Ho fatto, per tanti anni, il piano bar. So che quando, davanti a un pubblico, si mette un microfono in mano a uno che non è abituato, di solito succedono due cose:
 1) il "qualcuno" si fa prendere la mano, e comincia a straparlare dei fatti suoi;
 2) tutti ridono.

 Ecco. Se mai, viene da chiedersi perchè, in certe situazioni, tra tanti dilettanti il microfono non finisca mai in mano a uno che, per dire, si metta a recitare il rosario. Misteri, appunto.

» 34 commenti | letto 979 volte
Inserito da Slowhand il Lun, 2007-04-16 12:47 |

Berlusconi, Putin, Van Damme e due lottatori - RCS

» 26 commenti | letto 2365 volte
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