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Inserito da V il Lun, 2009-02-02 12:35
canzonette | musica | tare
Mavaffanculo, Edo (posso chiamarti Edo? No? Beh, rivaffanculo Edo). Sì, lo so che tu quella canzone l'hai scritta per farti beffe dei tromboni di partito che ti criticavano perché non volevi schierarti, non volevi lasciarti etichettare dalla politica e volevi restare libero, ma dovevi proprio chiamarla così? A parte che se ti schieravi adesso ci risparmiavamo Jovanotti e la Mannoia ( "la m'annoia, ir budello di su ma' vestita a benzinaia" ), anche se poi magari su quel palco ci trovavamo te con la grancassa sui talloni e non so se sarebbe stato un gran miglioramento, ma ripeto, quel titolo lì era proprio indispensabile? SOLO? "Solo" 'sta funcia di minchia Edo, tu non hai idea di quanto mi venga voglia di ficcarti l'armonica nel gozzo tutte le volte che ascolto quel verso. Mi fa incazzare che mi vengono le lacrime, e la cosa peggiore è che non posso farci niente. Se fossi pieno di soldi comprerei tutti i supporti, i lettori e gli hard disk su cui c'è registrato almeno un pezzo del tuo saggio di insensibilità applicata e li brucerei, ma siccome la banca mi manda l'estratto conto corredato di pietrone da legarmi al collo non mi resta che mettermi le mani sulle orecchie quando sento quel "na-nananana-bo-bo-bombombom" nasale e fare "na-nananana". Ziocaro, è uguale.
Inserito da Slowhand il Mer, 2008-10-15 08:46
ActaDiurna | musica | prove | tempo
Certo, uno si rende conto di come le cose non siano più come una volta. A partire dal fatto che ora usi la macchina, e ti servono 20 minuti per trovare posto, così che arrivi in ritardo, e non ti ricordavi che il case fosse così pesante. Ti da fastidio non aver cenato e non poterlo fare, e hai appena realizzato che nel recuperare di corsa la roba hai finito per lasciare a casa gli spartiti.
Inserito da Slowhand il Ven, 2008-02-01 08:04
ActaDiurna | musica
» 4 commenti | letto 542 volte
Inserito da Slowhand il Ven, 2007-11-02 08:28
ActaDiurna | musica | parole
» accedi o registrati per inviare commenti | letto 393 volte
Inserito da Slowhand il Gio, 2007-09-06 13:01
ActaDiurna | musica
Chi ha più o meno trent'anni ha legato l'immagine di Luciano Pavarotti a rassegne televisive improbabili, concertoni kitsch e gran galà calcistici. E, magari, nonostante tutto, forse è ugualmente riuscito ad apprezzarlo. Eppure non è sempre stato così. Prima della (inevitabile) decadenza vocale, prima che l'uomo (che aveva una notevole carica di simpatia e umanità) cedesse -almeno pubblicamente- il passo al personaggio integrato nello star system, Pavarotti è stato davvero un grande cantante lirico, un grandissimo cantante lirico, l'ultimo di una scuola tutta italiana di "bel canto" che, solo per restare al secolo scorso, ha visto brillare astri di prima grandezza quali Caruso, Gigli, Bergonzi, Di Stefano. E, appunto, Luciano Pavarotti. Sul quale si potrà discutere a lungo, perché non a tutti piaceva il suo timbro metalllico, non a tutti piaceva la sua capacità di "interpretare" il personaggio anche fisicamente, da attore, e non solo con il canto. E, per quanto certe critiche fossero strumentali (e, data la grandezza della sua fama, in un certo senso mera speculazione), in effetti non tutti i rilievi che gli sono stati mossi nel corso degli anni erano privi di fondamento. Ma così come non esiste il pistolero "più veloce", non esiste il cantante "più bravo", e tanto meno esiste il cantante "perfetto". Esistono cantanti che danno emozioni, che sono in grado di portare l'interpretazione di un ruolo a livelli artisticamente stratosferici, tali da coinvolgere anche lo spettatore più disinteressato e più ignaro. Cantanti che lasciano il segno, che cambiano l'approccio a un'opera, a un'aria, a un repertorio intero, così che "dopo" tutti devono fare i conti con "quel" modo di cantare. E se nella memoria collettiva la voce di Pavarotti resta associata al Puccini di "Nessun dorma", con quel "vincerò" finale che è diventato familiare a chiunque, è però necessario, oggi, andare oltre lo spettacolo e gli acuti da spot, per ricordare che un Rodolfo così come quello di Pavarotti tra il '68 e il '73 (anno di una incisione storica con l'amica di sempre Mirella Freni, e la bacchetta di Von Karajan a dirigere i Berliner) non si era mai sentito, e non si sentirà dopo; come si usa dire in certi rarissimi casi: si può fare diversamente, ma non si può fare meglio. E se quello è stato forse il vertice dell'arte di Luciano Pavarotti, bisogna comunque ricordare che dopo di lui, e grazie a lui, il grande melodramma italiano (Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini) si canta "diversamente". Hai detto niente... |
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