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Inserito da V il Mer, 2009-03-25 09:17 |

“Scherzi? C’è grande confidenza. Chiederlo a me è come chiederlo a lui. No davvero, siamo così”

Cugino Aurelio avvicina gli indici fino a metterli uno accanto all’altro. All’istante ho voglia di spaccargli la faccia: dovrebbe esserci una legge che vieti di somigliare a Maurizio Mattioli e contemporaneamente fare dei gesti con le mani che ricordino il suddetto Maurizio Mattioli avendo un nome idiota come Cugino Aurelio. Che poi, cugino di chi. Per quanto ne so, potrebbe chiamarsi Aurelio di nome e Cugino di cognome, o addirittura viceversa. Apro e chiudo i pugni un paio di volte, immaginando la sensazione del suo setto nasale contro le mie nocche ed il piacere di dirgli, quando mi chiederà perché, che con me è meglio evitare di gesticolare in un modo che possa vagamente ricordare attori dei Cesaroni trombati dopo la prima stagione. Poi però mi accorgo di un paio di falle nel mio piano infallibile: per prima cosa, l’unica volta che ho dato un pugno ad un’altra persona ero in terza media e l’ho fatto sanguinare solo perché s’è tagliato la mano sul mio apparecchio per i denti, e soprattutto ho un bisogno maledetto di questo panzone dalla mimica irritante. Mi deve raccomandare.

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Inserito da V il Lun, 2008-07-07 12:53 | | |

- Buongiorno

- Buongiorno
(questo guarda il cane, sarà il caso di inorgoglirsi. Intanto, ripassiamo il repertorio: "Jack Russell Terrier", "femmina", "sei mesi", "cresce ancora un po' ma non tanto", "sì, può essere anche tutta bianca", "è una canina molto vivace ma dolce", "caga come un cammello da corsa" - no, forse quest'ultima non interessa)

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Inserito da V il Mer, 2008-02-20 14:20 | | | |
 
Che cos'è lo sport? Lo sport risponde a questa
con un'altra domanda: chi è il migliore?
 
Parole di Roland Barthes, nei testi del documentario di Hubert Aquin "Che cos'è lo sport?".
 
 
Ma a questa domanda, che risale ai
duelli antichi, lo sport conferisce un nuovo
significato, perché l'eccellenza dell'uomo,
in questo caso, viene misurata in base
alle cose. Chi è il più bravo a vincere
la resistenza delle cose, l'immobilità della natura?
Chi è il più bravo a manipolare il mondo
e darlo agli uomini... a tutti gli uomini?
 
Sono quasi certo che Hook non ha mai avuto l'occasione di sentire queste parole, ma credo che sarebbe in lieve disaccordo con il grande semiologo, e probabilmente lo esprimerebbe con articolati concetti a base di "fuck", "nigga" e "shiz".
 
Perché Hook era il migliore, ma non gli è servito a niente. Hook non ha portato il fuoco agli uomini, Hook non ha difeso il suo villaggio, Hook non ha scaldato il cuore di altri. Hook era il migliore, ed ha sempre perso.
 
La NBA. Il campionato dei sogni per chiunque giochi a pallacanestro: la fama, la gloria, le telecamere. Ma soprattutto, per chi viene dalla strada, i soldi. Centinaia di migliaia, milioni di dollari: il salario minimo per chi è al primo anno è 385.000 dollari più spicci, e aumenta per ogni anno trascorso nella lega. Chi ce la fa per dieci anni, guadagna almeno un milione di dollari l'anno.
Soldi che possono cambiare la propria vita e quella di tutta la famiglia, tirarti fuori dal ghetto, toglierti dal volante di qualche macchina scassata dotata del solo optional di una pistola nel cruscotto per farti sedere nel retro di una limousine con autista.
 
La NBA è piena di queste storie: storie di ghetti, giovinezze per strada, padri ignoti. Storie di gente che viene da luoghi il cui nome è già una minaccia: Compton, South Central, Harlem, Oakland. Origini e modi di vita che si riverberano nei comportamenti sul campo: caratteri difficili, aggressività agonistica sopra le righe, tatuaggi, rabbia.
 
Ma le storie sono per quelli che ce l'hanno fatta, che malgrado tutto sono arrivati in cima e che adesso stanno sotto le luci. Attorno a loro, nella penombra delle possibilità inespresse, crescono le leggende. Leggende su giocatori di playground più forti di chiunque altro mai visto, di campioni bruciati sulla strada, di immensi talenti sepolti nella suburra criminale delle grandi città.

Come quella di Hook. Nato Demetrius Mitchell l'11 settembre 1968 ad Oakland, California, e divenuto subito Hook grazie al soprannome che gli diede la nonna per via della testa a punta che lo faceva, a suo dire, sembrare un attaccapanni.
Oakland e San Francisco si fronteggiano, dai due lati del Bay Bridge: ma uno dei due lati vuol dire cable-car, il Golden Gate, la più europea delle città della Costa Ovest, l'altra vuol dire il lato sbagliato.

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Inserito da V il Mer, 2008-01-30 16:05 | | | |

(continua da qui, e qui, e qui)

 

Non c’era più: dissolto, scomparso, volatilizzato. Nessuno l’aveva visto uscire, nessuno aveva sentito rumori, nessuno sapeva nulla. L’appartamento era disordinato e puzzava di chiuso, ma non c’era niente di anormale. C’erano una tazzina da caffè incollata al suo piattino, un posacenere colmo di cicche sul bracciolo – sinistro – del divano, briciole, un paio di ciabatte, un cestino pieno. Ma di lui, neanche l’ombra.

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Inserito da V il Mar, 2008-01-29 16:16 | | | |

(continua da qui e da qui)

 

Stette a guardarla allibito. D’improvviso non esistevano più né spossatezza né sofferenza, tutto il suo corpo - tranne la mano destra, che proseguiva da sola per automatismo – si tendeva verso lo schermo: non voleva lasciarsi sfuggire neanche un fotogramma di ciò che stava accadendo. Lei sedeva con le gambe accavallate, sfoggiando una mise da donna austera-ma-che-non-rinuncia-alla-sua-femminilità completa di calze velate, gonna appena sotto il ginocchio e tacchi alti ma non troppo. Sembrava la protagonista di un film di Frank Capra, solo aveva in più un tocco di “Provincia Segreta Vol. 5 – Fidanzate Vogliose”. La trovò attizzante da morire. Accarezzò per un istante l’idea di farsi una sega guardando la propria ex ragazza in televisione, poi si rese conto che era una cosa molto perversa, e che in ogni caso se la stava già facendo. Accelerò un attimo, giusto per onorare il momento, e tornò ad ascoltarla attentamente, incredulo.

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Inserito da V il Gio, 2008-01-24 17:43 | | | |

(continua da qui)

 

Subito aveva ripreso a masturbarsi, senza nemmeno cambiare canale. Avrebbe tanto voluto venire di fronte al Sommo Pontefice o ad un alto prelato, l’avrebbe considerata una vendetta appropriata. In realtà, si sarebbe accontentato anche di un parlamentare dichiaratamente cattolico, non era un tipo particolarmente esigente. Purtroppo, nonostante l’interruzione, la pippa di poco precedente un qualche effetto l’aveva avuto: mestamente, s’era reso conto che il programma sarebbe finito prima del periodo refrattario. Non si era però perso d’animo: tornato al meeting, aveva ricominciato a fantasticare sulle secondarie applicazioni della fune e del nastro, arrivando al compimento di una reprise che si era rivelata discreta, se non proprio memorabile.

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Inserito da V il Mer, 2008-01-23 11:39 | | | |

 

Alla quattordicesima, sentì che gli stava per venire un po’ di mal di testa. Non che una semplice emicrania potesse farlo recedere dai suoi propositi autolesionisti, no: constatò il dolore con stoica rassegnazione, diede una scrollata di spalle e proseguì. Si stupì non poco di poter scrollare le spalle senza perdere il ritmo, e ne trasse un auspicio roseo sulla riuscita, oltre che una fugace rilassatezza alla schiena.

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